Se Israele aiuta Hamas

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La prima domanda che ci siamo fatti nel vedere quanto stava avvenendo in Egitto è stata: cosa cambierà adesso per Israele? Come potrà incidere la nuova situazione egiziana nei fragili equilibri medio-orientali? La risposta non è facile e forse, almeno per ora, non c’è nemmeno una risposta assoluta. Però possiamo provare a ipotizzare.

Prima di tutto non credo che al momento la nuova situazione egiziana possa incidere più di tanto per Israele. L’esercito controlla saldamente la situazione (almeno così sembra) e i militari egiziani hanno tutto l’interesse di mantenere attiva la “pace fredda” con Israele. Non è un caso che prima di spostare mezzi blindati nel Sinai i militari egiziani si siano consultati con l’esercito israeliano e che, sempre di comune accordo, abbiano deciso di blindare la Striscia di Gaza. Nessuno adesso vuole che salga la tensione tra Israele e Gaza, probabilmente nemmeno Hamas. L’esercito egiziano dipende per buona parte dagli aiuti americani e una delle condizioni per cui quegli aiuti arrivano ai militari egiziani è il mantenimento della pace con Israele. Quindi sotto questo aspetto, almeno nell’immediato, nulla cambia.

Il problema, secondo me, è piuttosto il fattore terroristico e per una volta non credo che il pericolo maggiore arrivi da Hamas quanto piuttosto dalla Jihad Islamica che nella Striscia di gaza sta prendendo sempre più potere fino ad arrivare al punto di mettere in discussione la leadership di Hamas. I fatti che stanno accadendo in Egitto potrebbero indebolire Hamas, anzi, probabilmente lo hanno già fatto. La blindatura da parte dell’esercito egiziano e di quello israeliano della Striscia di Gaza ha praticamente bloccato tutto il mercato delle merci (pulite o di contrabbando) verso Gaza e questo sta provocando gravi problemi ai barbuti. Già scarseggiano la benzina e i beni alimentari che prima entravano dall’Egitto e, sottoforma di aiuti umanitari, da Israele. A questo sia aggiunga che le scelte di Hamas in politica internazionale a favore della resistenza siriana hanno allontanato il gruppo terrorista dall’Iran e dal suo supporto finanziario e militare, supporto che adesso non arriva più nemmeno dalla Fratellanza Musulmana. Tutto questo sta indebolendo Hamas e rafforzando la Jihad Islamica e siamo sicuri che l’Iran ne vorrà approfittare. Per questo, paradossalmente, per Israele in questo momento è più utile che Hamas mantenga il controllo della Striscia di Gaza piuttosto che cedere terreno a favore della Jihad Islamica alleata di Teheran.  E’ un discorso che, lo so, non piacerà molto a parecchia gente, ma se vogliamo fare un po’ di realpolitik questa è la dura realtà dei fatti. Per questo motivo nelle prossime ore i varchi verso Gaza (Rafah da parte egiziana e Karni ed Erez da parte israeliana) dovranno essere riaperti per il transito delle merci e della benzina proprio perché non ci si può permettere il lusso che la Jihad Islamica approfitti dell’improvviso indebolimento di Hamas. E se le notizie in nostro possesso che vogliono un fitto intreccio di contatti tra esercito israeliano ed egiziano sono vere, è presumibile che ciò possa avvenire nel volgere di poche ore o al massimo di un paio di giorni. Insomma, si sceglie il male minore.

Un altro pericolo per Israele arriva dai beduini del Sinai e dai gruppi terroristici che ivi hanno messo le loro basi. La Penisola del Sinai non è controllata come si deve dall’esercito egiziano e la crisi in Egitto potrebbe addirittura contribuire ad un ulteriore allentamento dei controlli. Gli ultimi attentati in Israele sono partiti tutti da quell’area. I beduini, che vivono di contrabbando di armi e persone, potrebbero approfittarne per incrementare i loro affari trasferendo armi e terroristi da e verso Gaza. Israele sta monitorando costantemente la Penisola del Sinai e in particolare le navi che invece di proseguire per il canale di Suez approdano nei piccoli porti del Sinai. Particolare attenzione viene dedicata ai mercantili provenienti dal Sudan che evitano di attraversare il Canale di Suez o che fanno una tappa intermedia nel Sinai. Il sospetto, molto forte, è che l’Iran approfittando della situazione in Egitto tenti di fare arrivare armi alla Jihad Islamica a Gaza e che per farlo usi proprio i beduini.

Quello che sembra chiaro è che l’IDF e l’esercito egiziano stanno facendo uno sforzo notevole per impedire che i nemici di Israele – in particolare l’Iran – approfittino della attuale situazione in Egitto per rafforzare i gruppi terroristi a loro collegati. Non è un lavoro semplice e costringe, purtroppo, a scelte dolorose quali un indiretto supporto ad Hamas. Sembra assurdo ma, come detto in precedenza, si tratta per il momento di scegliere il male minore.

Miriam Bolaffi

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