Che senso ha la Turchia nella NATO?

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Ha ancora un senso la presenza della Turchia nella NATO? In quanti si sono fatti questa domanda negli ultimi mesi durante i quali Erdogan ha cambiato continuamente schieramento passando con disinvoltura dalle alleanze con la Russia e l’Iran in Siria al sostegno di una alleanza regionale in configurazione anti-iraniana passando per tutta una serie di contraddizioni militari e politiche degne del miglior trasformismo?

Non è chiara la politica della Turchia in Medio Oriente. L’unica cosa chiara è che Erdogan non vuole che i curdi in Siria facciano come i loro fratelli in Iraq, cioè che creino una regione curda con un certa indipendenza. Per il resto è tutta una serie di contraddizioni difficili da interpretare.

Ieri Erdogan ha incontrato Putin con il quale ha ribadito di avere buoni rapporti e che in Siria l’asse tra Turchia, Russia e Iran è solido e prolifico di successi. Ora le domande sono tre:

  1. può la Turchia, membro della NATO, allearsi militarmente con Russia e Iran che sono in cima alla classifica dei nemici dell’Alleanza Atlantica?
  2. può la Turchia accedere ai documenti segreti della NATO, ai piani di difesa o di attacco e nel contempo andare a braccetto con Mosca e Teheran?
  3. può la Turchia combattere i curdi siriani che sono però appoggiati, armati e addestrati dalla NATO?

In queste tre domande ci sono tutte le contraddizioni della presenza della Turchia nella NATO, anche se in realtà ce ne sarebbero altre legate alla incompatibilità di Erdogan con i valori dell’Alleanza Atlantica, dall’appoggio palese alla Fratellanza Musulmana che alcuni (per esempio Trump) vorrebbero inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, fino alla pesantissima repressione della dissidenza interna che non lega né con i valori democratici né con le strategie a lungo termine della NATO. A tutti questi dubbi si aggiunge poi la notizia che uno degli uomini più vicini a Trump, il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, sarebbe a libro paga di Erdogan, il che configura quantomeno un atto ostile sia verso l’Amministrazione americana che verso la NATO essendo gli Stati Uniti la colonna portante dell’Alleanza Atlantica.

La questione della presenza della Turchia nella NATO è stata per troppo tempo abilmente elusa, ma è arrivato il momento di affrontare il problema. Ankara non può avere accesso a tutte le informazioni dell’Alleanza e nello stesso tempo tenere in piedi un’alleanza con Putin, seppure limitata alla Siria e forse alla Libia. E’ vero che fino a quando la strategia di Trump in Medio Oriente rimarrà fumosa e poco chiara sarà difficile capire cosa è meglio e cosa è peggio, ma qui ci troviamo di fronte alla violazione dei più elementari concetti di sicurezza e a un paradosso che a memoria non si era mai creato all’interno della NATO. Se l’Alleanza Atlantica considera la Russia e l’Iran dei nemici non può accettare che un Paese membro, per di più del peso della Turchia, costituisca una alleanza militare con questi due Paesi. Spero che questo agli alti comandi della NATO sia ben chiaro perché rischiamo di trovarci il nemico in casa senza nemmeno accorgercene.

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