Sfatiamo il mito della persecuzione giudiziaria contro Berlusconi

Ormai, sui giornali e soprattutto in TV, è diventato un mantra per i peones berlusconiani: “dal 1994 Berlusconi è vittima di un accanimento giudiziario senza precedenti. I giudici vogliono sovvertire il voto degli italiani per via giudiziaria”.

A parte che il consenso elettorale non da il Diritto a chi ne beneficia di essere al di sopra della legge, quello che più colpisce è la convinzione con cui i pasdaran del premier sostengono la tesi dell’accanimento giudiziario, perché basta fare una brevissima ricerca su internet per vedere che al limite è Berlusconi che si è accanito contro i giudici e non il contrario.

Ma vediamo i dati di questa nostra piccolissima ricerca. Innanzi tutto va detto che il sig. Silvio Berlusconi è stato indagato ben prima della sua “discesa in campo”. Infatti nel 1979 (il 12 novembre) Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’Edilnord Cantieri Residenziali s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un’anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono l’ispezione. I tre finanzieri fanno misteriosamente carriera: si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo (iscritto alla loggia P2 insieme a Berlusconi) e Alberto Corrado. Berruti, il capo-pattuglia, lascia le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare alla Fininvest, come avvocato d’affari. Arrestato nel 1985 per lo scandalo “Icomec” (e poi assolto), torna in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell’inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza. In seguito viene eletto deputato di Forza Italia e del PdL, e poi condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. (fonte Wikipedia).

E arriviamo al 1987. Nel corso di un processo penale per diffamazione, avviato da una querela di Berlusconi per via di un articolo comparso sulla rivista Epoca nel 1987, il querelante riferì all’Autorità giudiziaria, sotto giuramento, di non aver corrisposto alcunché a Licio Gelli all’atto di iscriversi alla sua Loggia massonica, la P2, nel 1981.Berlusconi aveva detto infatti: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta». I giornalisti imputati, tutti assolti, a loro volta presentarono un esposto presso la Pretura di Verona contro Berlusconi, affinché nei confronti di quest’ultimo fosse avviato un procedimento penale per falsa testimonianza. Il 22 luglio del 1989 il pretore Gabriele Nigro firmò una sentenza istruttoria di non doversi procedere perché il fatto non costituisce reato. Tale decisione veniva impugnata presso la Sezione istruttoria della Corte d’Appello di Venezia la quale nel 1990, essendo stata varata un’amnistia nei primi mesi di quello stesso anno, dichiarava il reato contestato a Berlusconi commesso ed estinto a causa del suddetto provvedimento parlamentare. La sentenza recita: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità… Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto… Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia” (fonte Wikipedia).

Nel 1989 Silvio Berlusconi è stato accusato di concorso in corruzione, reato che sarebbe stato perpetrato mediante il versamento di alcune tangenti ad ufficiali della Guardia di Finanza impegnati in verifiche fiscali presso quattro aziende dell’imprenditore milanese. Gli episodi contestati sarebbero risaliti, secondo quanto prospettato dall’accusa, al 1989 (tangente per Videotime), al 1991 (Mondadori), al 1992 (Mediolanum) e al 1994 (Tele+). Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, che aveva ricevuto un invito a comparire presso la Procura di Milano per il 22 novembre 1994 davanti al PM Antonio Di Pietro,[9] è datato 14 ottobre 1995. In primo grado il processo, cominciato il 17 gennaio 1996, si era concluso, il 7 luglio del 1998, con una condanna, per tutti i capi d’accusa, a 2 anni e 9 mesi di reclusione complessivi. Il giudizio di Appello, emesso il 9 maggio del 2000, aveva ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo Berlusconi (con la formula per non aver commesso il fatto) per la vicenda Tele+ e prosciogliendolo con riguardo ai tre residui capi d’imputazione (per intervenuta prescrizione dovuta alla concessione delle attenuanti generiche). Il 19 ottobre 2001 la Corte di Cassazione assolve l’imputato per tutti e quattro i capi d’accusa (con la formula per non aver commesso il fatto) (fonte Wikipedia).

Come si vede anche prima del 1994 il sig. Berlusconi qualche problemino ce lo aveva. Dopo sono nate tutte le altre inchieste alcune però relative a fatti antecedenti al 1994. Alcuni esempi: Processo All Iberian, All Iberian 1 (finanziamento illecito al PSI), All Iberian 2 (falso in bilancio aggravato), Processo Lentini (falso in bilancio), Processo Medusa Cinematografica, Falso in bilancio nell’acquisto dei terreni di Macherio. Infine i più importanti, il Lodo Mondadori il quale inizia a metà degli anni 80, quindi ben prima della discesa in campo del cavaliere di Arcore. E ancora il Processo SME (fatti risalenti al 1985).

Non parlo, per mancanza di spazio,  di quelli successivi e vi rimando ala pagina di Wikipedia che tratta l’argomento (questo il link). Quello che però mi preme sottolineare e che nessuno mai sottolinea è che i procedimenti giudiziari contro Silvio Berlusconi sono in tutti ascrivibili alle sue attività di imprenditore e molti sono antecedenti alla sua scesa in campo politica. Molti di questi sono stati chiusi a causa di leggi ad personam e alcuni sono (almeno per il momento)ancora in piedi. Allora, è la magistratura che perseguita Berlusconi o e Berlusconi che perseguita la magistratura con leggi ad personam che poi, immacabilmente, finiscono per ripercuotersi anche sui comuni cittadini?

Bianca B.

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