Si fa presto a dire “Je suis Charlie”

Per un po’ di giorni siamo stati tutti Charlie. “Je suis Charlie” lo abbiamo trovato dappertutto, anche in certi siti web del cosiddetto “islam moderato”. Ma è veramente così? Permetteteci per un volta di rubare quanto scritto da un’altra persona su Facebook:

Doudi Badawi tiene in mano la foto di suo padre, Raif Badawi, blogger saudita condannato per aver "offeso l'islam"
Doudi Badawi tiene in mano la foto di suo padre, Raif Badawi, blogger saudita condannato per aver “offeso l’islam”

Doudi tiene fra le mani la foto di suo papà Raif Badawi che ha trent’anni, è in carcere dal 2012 ritenuto colpevole di aver offeso l’Islam attraverso il suo blog: “Liberali dell’Arabia Saudita”. Condannato a dieci anni, venerdì scorso dopo la preghiera alla moschea di Al-Jafali a Gedda in Arabia Saudita davanti ad un pubblico festante ha ricevuto la prima razione della pena accessoria che consiste in 1000 frustate che gli verranno date in comode rate ogni venerdì, sempre dopo la preghiera e sempre davanti alla folla plaudente per diciannove settimane.

L’Arabia Saudita fa parte del cosiddetto Islam moderato che ha condannato il massacro di ‪#‎CharlieHebdo.

Dov’è la comunità internazionale, quella dei pacifinti che ieri hanno manifestato per la libertà di opinione, quella del ‪#‎siamotutticharlie?

Perché si fa presto a stare con Charlie dopo che è morto, la vera impresa è stare con chi è ancora vivo e difenderla davvero, la libertà di opinione.

Queste parole, scritte da C.C. (il nome senza permesso lo omettiamo), sono semplicemente uno squarcio di luce nella ipocrita frenesia che ci ha colpiti in questi giorni, quella stessa ipocrisia che ha visto sfilare a Parigi le vittime a braccetto con i carnefici, con chi sarà pure stato con Charlie alla sfilata ma ha pagato i loro carnefici e continuerà a pagare i carnefici della libertà di espressione.

E come dice la cara C.C. si fa presto a parlare di stare con chi è morto, la vera impresa è difendere i vivi.

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