Sinistra israeliana: quel confine invalicabile tra critica e menzogna

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Israele è una democrazia attiva e vitale e quando nei giorni scorsi esponenti di una ONG di destra hanno messo all’indice importanti intellettuali della sinistra israeliana del calibro di Amos Oz, David Grossman e Gila Almagor accusandoli di assere dei traditori e addirittura degli “agenti stranieri” è successo il finimondo. Tra chi era d’accordo con la ONG e chi invece non lo era, non c’era bar di Tel Aviv dove non si discuteva del fatto. Stranamente si è parlato più di questo che della orribile storia che ha visto importanti esponenti di alcune ONG israeliane di sinistra agire come veri e propri agenti provocatori al soldo dei palestinesi provocando uccisioni e torture.

Sia quel che sia il dibattito tutto israeliano si è concentrato sulla differenza che c’è tra una legittima critica al Governo israeliano e la diffusione sistematica di menzogne volta a delegittimare lo Stato Ebraico. Se, per esempio, un intellettuale come Amos Oz produce una critica al Governo di Netanyahu basandola su cose concrete come potrebbe essere il disaccordo sull’ampliamento delle colonie il fatto è più che legittimo, opinabile ma legittimo. Se lo stesso scrittore si associa alle menzogne diffuse da movimenti come il BDS o ad articoli fortemente antisemiti come quelli di Amira Hass farciti di menzogne la cosa cambia decisamente e assume un aspetto completamente diverso.

Ed è proprio questo il punto, differire tra legittima critica e menzogna creata ad arte con l’unico intento di delegittimare Israele. Hanno ragione coloro che si indignano per la messa all’indice di chi critica il Governo israeliano senza secondi fini, ma non è più possibile accettare chi invece lo fa in maniera strumentale e attraverso l’uso sistematico della menzogna usando e abusando del sistema democratico israeliano.

Il quadro sta diventando sempre più preoccupante. La campagna di delegittimazione di Israele messa in piedi dal Movimento BDS iniziata nel 2005 sta diventando sempre più violenta. Agli studenti di diverse università si aggiungono docenti e presunti accademici, giornalisti e pensatori, e oggi anche importanti personaggi della sinistra israeliana, compresi i vari Amos Oz, David Grossman e compagnia bella, che non sono più gli intoccabili critici che erano una volta. Avvicinarsi al BDS non significa criticare la politica israeliana, significa schierarsi con chi vuole la distruzione di Israele, significa fornire credito agli odiatori antisemiti sicuri che useranno quei nomi come un’arma contro lo Stato Ebraico. Significa che questi illustri intellettuali israeliani sono caduti in quella che il giornalista di Yedioth Ahronoth, Ben-Dror Yemini, chiama “sindrome di Durban”, dove la legittima lotta per la pace è stata messa in posizione secondaria rispetto alla volontà di distruggere Israele. Queste persone non lavorano più per una pace giusta, lavorano per la distruzione di Israele.

Gli esponenti della sinistra sionista hanno passato il confine che separa la legittima critica dalla menzogna, un confine purtroppo invalicabile per chi dice di volere il bene di Israele. Tzvia Greenfield ha scritto che «la sinistra israeliana è diventata in gran parte un partito che non crede più nel legittimo Diritto di Israele di esistere» e francamente rimane molto difficile dargli torto.

Scritto da Gabor H. Friedman

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