Siria: Assad sta vincendo. Un successo per l’Iran, una minaccia per Israele

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L’abbandono della città di Homs da parte di ribelli e il suo conseguente passaggio nelle mani dell’esercito regolare siriano, consegna ad Assad una vittoria quasi decisiva nel conflitto che ormai da tre anni insanguina la Siria.

E’ uno schiaffo prima di tutto all’Arabia Saudita e al Qatar che avevano puntato tutto sui ribelli per abbattere il regime filo-iraniano di Assad. Indirettamente è uno schiaffo alla politica di Barack Obama che aveva tacitamente approvato il piano saudita e aveva pubblicamente appoggiato i ribelli anche se poi non è stato capace di far nulla per aiutarli concretamente. Ma soprattutto si delinea una vittoria del fronte degli Ayatollah iraniani che con uomini, mezzi e denaro hanno appoggiato massicciamente Assad in collaborazione con gli alleati di Hezbollah.

La riconquista di Homs da parte del regime siriano non è una cosa da nulla. Homs è stata la città che ha dato il via alle rivolte contro il regime di Assad, Homs è stata la città simbolo e allo stesso tempo martire della resistenza, assediata e bombardata per quasi tre anni, un bastione della resistenza che sembrava incrollabile. La sua caduta è una batosta per i ribelli che probabilmente sarà decisiva.

Si delineano i nuovi rapporti di forza in Medio Oriente

Il Medio Oriente sognato da Obama, cioè quello della Fratellanza Musulmana, è crollato come un castello di carta sotto i colpi inflitti dall’Iran da un lato e dal popolo egiziano dall’altro (che però con Teheran non c’entra nulla). Nemmeno il massiccio intervento finanziario arabo e l’intrusione pesante di Al Qaeda sono riusciti a scalfire la macchina da guerra sciita messa in piedi da Teheran. Ora con questa realtà bisognerà farci i conti perché se il conflitto in Siria prenderà la piega che sembra prendere, cioè quella di una vittoria di Assad, è innegabile che i rapporti di forza in Medio Oriente cambieranno a favore degli sciiti.

La questione non riguarda prettamente solo il mondo arabo. Se si fa eccezione per l’Egitto e per Israele, gli sciiti controllano direttamente o indirettamente buona parte del Medio Oriente. L’elenco comprende la Siria, l’Iraq, il Libano e probabilmente una buona parte del Kurdistan dove l’Iran ha stretto alleanze con i gruppi curdi sia nella parte iraniana che in quella turca, senza considerare la fondamentale componente irachena che è stata buona in cambio di una certa autonomia dal governo centrale di Baghdad, anch’esso saldamente in mano sciita. E’ un’area immensa che viene sottratta agli arabi e al loro controllo che permette a Teheran di diventare il nemico più temibile per il mondo libero.

Su come si sia arrivati a questo punto ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo che non mancheremo di affrontare in altra sede, quello che per il momento ci preme sottolineare è come questa nuova situazione sia estremamente pericolosa. L’evidente vittoria diplomatica e militare iraniana, favorita certamente da Mosca, non potrà non incidere nelle prossime mosse degli Ayatollah e non potrà quindi non riguardare Israele, che rimane l’obbiettivo finale per l’Iran. Dalla possibilità di dare un colpo mortale al regime iraniano attraverso quello siriano, si è passati in un paio d’anni ha consegnare buona parte del Medio Oriente agli Ayatollah finendo per rafforzarli. La passività americana nei confronti della politica iraniana, diventata di recente complicità, è la ciliegina sulla torta di una manovra russo-sciita decisamente avvolgente (ci sarebbe da parlare anche di Pakistan e Afghanistan, ma anche questo lo faremo in altra sede).

Questa nuova situazione non sfugge certamente a Gerusalemme e il cambio degli assetti in Medio Oriente complica non poco la difesa di Israele. Teheran ha ampiamente superato ogni linea rossa senza che nessuno abbia fatto nulla di concreto per impedirglielo. Ora, più forte che mai e probabilmente con un rafforzato supporto russo, nessuno potrà fermare la corsa di Teheran verso il nucleare. Si è perso troppo tempo e probabilmente ora è troppo tardi.

Scritto da Adrian Niscemi

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