Siria: chi combatte chi? L’escalation interessata di Putin

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Per parlare della Siria in maniera appropriata dobbiamo partire dai dati certi che, a dire il vero, sono pochissimi. Un dato certo è che Obama non ha capito nulla della situazione siriana e che ha le idee profondamente confuse. L’altro dato certo è che Putin, al contrario di Obama, ha le idee molto chiare su quello che vuole, cioè salvare il regime di Assad. I russi non sono in Siria solo per combattere l’ISIS, che certamente è il pericolo maggiore, ma anche tutti gli altri gruppi che si oppongono al regime siriano.

Nella confusione di gruppi e sigle che combattono in Siria, tra ISIS, Al-Nusra, Free Syrian Army, curdi di varie sigle, Hezbollah, Guardie della Rivoluzione Iraniana e diversi gruppuscoli indefiniti, nessuno sa chi veramente combattere, chi combatte contro chi. Tutti gli attori in campo hanno i propri interessi e le loro aree di interesse. Ma la confusione di interessi non riguarda solo chi combatte all’interno della Siria, anche gli attori esterni non sono da meno. La Turchia è poco interessata a combattere l’ISIS e molto propensa a combattere i curdi, cha al momento sono gli unici in grado di bloccare l’avanzata dello Stato Islamico. Gli Stati Uniti non si sa bene chi sostengano ma vogliono comunque la caduta di Assad. Inglesi e Francesi, che pure vogliono la caduta del regime, mandano i loro aerei a bombardare obbiettivi dello Stato Islamico ma lo fanno senza convinzione e comunque rischiando di avvantaggiare proprio l’esercito siriano o, in alternativa, i terroristi di Al-Nusra. Gli unici che sembrano avere le idee chiare sono i Russi e gli alleati di Assad, cioè Hezbollah e Iran. I primi ormai sono apertamente sul terreno a difesa del regime contro chiunque lo minacci, gli altri oltre al regime sono interessati a posizionarsi sulle Alture del Golan per minacciare Israele.

Quello che quindi ci pare di capire da tutta questa confusione è che gli unici ad avere un obbiettivo chiaro in Siria sono i Russi (con gli iraniani ed Hezbollah) e lo Stato Islamico. Tutti gli altri vanno in ordine sparso senza nemmeno un obbiettivo primario.

L’escalation interessata di Putin

Nel giro di pochi giorni, tra una smentita e l’altra, Putin è partito dall’invio di aerei all’invio di truppe e mezzi corazzati. Possibile che l’intelligence USA non sapesse nulla delle intenzioni della Russia? Una forza militare del genere non si sposta dall’oggi al domani nascosta dentro una scatola. Eppure Obama si mostra sorpreso. Perché? Probabilmente perché sarà proprio l’escalation di Putin a togliergli le castagne dal fuoco, a toglierlo dall’imbarazzo di non sapere cosa fare con la Siria e lo Stato Islamico. Ma questo “servizio” gentilmente offerto da Putin non è gratis, i Russi non vanno in guerra senza un tornaconto. Il primo “guadagno” che ci viene in mente è il mantenimento della strategica base navale di Tartus, e questa non è una novità. Il secondo che ci viene in mente è l’ingresso (ritorno) ufficiale della Russia nel quadrante mediorientale a fianco dell’Iran. E si, perché dell’Iran si parla poco ma per Teheran mantenere in piedi il regime di Damasco è persino più importante che per la Russia. Ma gli iraniani non potevano mandare ufficialmente i propri uomini in Siria senza l’appoggio russo perché avrebbero scatenato una ridda di reazioni internazionali in un momento delicato in cui stanno per ottenere un accordo sul nucleare incredibilmente vantaggioso per loro. Certo, uomini iraniani combattono in Siria da molto tempo, ma di ufficiale non c’è nulla. Ora sarà la Russia a fare il lavoro sporco, così gli iraniani e i loro alleati di Hezbollah potranno pensare al loro obbiettivo principale che rimangono le Alture del Golan e il corridoio che collega la Siria al Libano. Non male come affare.

Come si è arrivati a questo punto?

Dire che si è arrivati a questo punto per la stupidità e la incompetenza di Obama sarebbe come sparare sulla Croce Rossa e comunque sarebbe riduttivo. Tutta la comunità internazionale, a partire dall’Onu, ha serie responsabilità per quello che è avvenuto in Siria (ma ci potremmo mettere anche la situazione in Libia), primo perché si è tentato di abbattere Assad senza avere un piano per la sua sostituzione. Si sono presi un po’ di gruppi di varia natura, si sono armati e si sono mandati all’attacco. Il primo risultato è stato la nascita dello Stato Islamico e di Al-Nusra. Poi perché, come già avvenuto da altre parti, si è lasciato sola la “resistenza ufficiale” dopo averla illusa che avrebbe avuto il supporto internazionale. Il risultato lo abbiamo davanti agli occhi e adesso Putin il salvatore presenterà il conto, che chiaramente sarà un conto molto salato. E a Teheran gli Ayatollah se la ridono di gusto.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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