Siria: cosa succede se gli USA intervengono? I rischi per Israele

Tuonano i tamburi di guerra americani. Nel mirino dei generali di Obama c’è la Siria di Assad rea di aver usato armi chimiche contro i ribelli (anche se qualche dubbio a riguardo c’è). Si parla sempre più insistentemente di un intervento americano anche se ancora non ne è chiara la forma.

Ma quali sono i rischi che comporterebbe un intervento straniero in Siria? Cerchiamo di capirlo con l’aiuto di alcuni esperti israeliani dato che proprio Israele si trova in prima linea e sarebbe senza alcun dubbio il primo obbiettivo di una eventuale ritorsione siriana.

L’arsenale di Assad

L’esercito siriano dispone di circa 100.000 missili di diversa portata. Tra questi ci sono circa 4.000 Scud-D che sono vettori in grado di portare testate chimiche e grandi quantità di esplosivo, missili a lungo raggio che possono colpire con una certa precisione qualsiasi punto di Israele (e anche oltre). Poi ci sono circa 5.000 SS-22, missili balistici a medio raggio in grado di trasportare testate con 120 Kg di esplosivo o altro materiale. Secondo le ultime stime l’arsenale chimico della Siria ammonterebbe a circa 1.000 tonnellate di agenti chimici di varia composizione. Tra questi ci sono agenti nervini come il Sarin e, sembra, il temibile VX. Nonostante quasi due anni di guerra civile, l’esercito siriano non ha intaccato di molto il proprio arsenale convenzionale in quanto la Russia ha continuato a fornire armi al regime di Assad. Secondo le più recenti stime possono contare su oltre 5.000 carri armati suddivisi tra T-54, T-62 e T-72, tutti di fabbricazione sovietica. E poi diversi tipi di artiglieria (fissa, semovente, trainabile), mortai di diversi calibri, migliaia di lanciarazzi RPG, lanciarazzi multipli di tipo Katiuscha. Poi missili antiaerei di tipo M1939, ZSU, S-60, KS-19 e, forse, i temibili SS-300.

L’aeronautica può contare su Mig 29 (circa 50), Mig 23 (circa 130), Mig 25 (circa 20), Mig 21 (circa 150). Poi Sukhoi  SU-24 3 SU-17 (circa 70). Infine centinaia di aerei da trasporto. Poi ci sono gli elicotteri tra i quali circa 100 sono da attacco (Mi-24 e Mi-2 di fabbricazione sovietica e i francesi SA 342 Gazelle) e circa 90 da trasporto.

La marina siriana conta 2 corvette, 10 navi lanciamissili, 3 navi anfibie da sbarco e diverse unità navali per vari scopi.

Come si può vedere l’arsenale di cui dispone la Siria è tutt’altro che insignificante. A questo va aggiunto quello degli alleati del regime siriano, cioè Hezbollah, Hamas, la Jihad Islamica e infine, ma non meno importante, l’Iran.

Lo scenario in caso di attacco americano o di altri alleati (Francia, Gran Bretagna, ecc.)

Gli esperti israeliani danno quasi per scontato che la ritorsione di Assad si abbatterà su Israele e probabilmente sarà di tipo non convenzionale. Se Assad non si fa scrupolo di usare armi chimiche sul suo popolo, perché mai dovrebbe farsene di usarle su Israele? Questo comporterebbe la logica risposta israeliana e quindi l’entrata in guerra di Israele a tutto benefico dell’Iran che da questo conflitto sta già traendo enormi vantaggi con l’attenzione internazionale incentrata sulla Siria invece che sul suo programma nucleare. A un intervento israeliano seguirebbe quasi sicuramente un attacco da parte di Hezbollah dal Libano e di Hamas e della Jihad Islamica dalla Striscia di Gaza. Secondo Yoav Zitun, esperto che scrive per Ynet, a quel punto Israele sferrerebbe un massiccio attacco di terra in due direzioni, a nord in Libano e a sud nella Striscia di Gaza. Uno scenario da guerra totale. Più o meno della stessa idea di Yoav Zitun sono gli analisti del Pentagono che ieri hanno illustrato tutti i possibili scenari al Presidente Obama, soprattutto quello di una possibile ritorsione siriana su Israele.

Israele si prepara

Quasi tutti sono concordi con il fatto che qualsiasi ingerenza esterna nel conflitto in Siria comporterà una ritorsione ai danni di Israele, poco conta se Gerusalemme sia parte attiva o meno nel conflitto siriano. E allora, con questa consapevolezza, Israele si prepara al peggio. L’intelligence israeliana sta monitorando costantemente le posizioni di Hezbollah e tutti i loro movimenti. L’IDF ha rafforzato notevolmente le proprie truppe lungo il confine con il Libano e lo stesso ha fatto a sud, lungo il confine con la Striscia di Gaza e con il Sinai. I satelliti controllano l’arsenale chimico di Assad pronti a segnalare qualsiasi movimento sospetto. L’aviazione è pronta a colpire in qualsiasi momento. Maschere antigas sono state distribuite alla popolazione già da mesi e in questi giorni si stanno ultimando le consegne. Le batterie antimissile Iron Dome sono posizionate in tutti i punti strategici pronti a intercettare qualsiasi missile. Anche se dall’esterno non sembra Israele è sostanzialmente in stato di allarme. Lo è da sempre ma in momenti come questo lo è di più.

I vantaggi per l’Iran

Una situazione come quella provocata dalla guerra in Siria e il possibile intervento internazionale vanno a portare un incredibile vantaggio per l’Iran e per il suo programma nucleare. Un intervento militare contro le centrali nucleari iraniane è passato in secondo piano rispetto al possibile intervento in Siria. E se gli Stati Uniti fossero impegnati in Siria non potrebbero impegnarsi in Iran. Ma questo è un argomento che approfondiremo nei dettagli i prossimi giorni, quando anche la situazione in Siria sarà più chiara. Un fatto è certo, a differenza di quanto dicono i tanti complottisti e gli stupidi di turno, la guerra civile in Siria danneggia enormemente Israele e avvantaggia l’Iran.

Adrian Niscemi

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