Siria: cristiani perseguitati dai ribelli e nei campi profughi

siria-christian-syria

C’è un conflitto nel conflitto in Siria: quello tra l’Islam e le altre religioni. A rivelarlo è un servizio della TV olandese andato in onda sabato scorso dal quale emergono fatti inquietanti che riguardano una parte di ribelli siriani e indirettamente il rapimento di due vescovi cristiani.

Il servizio è del giornalista della TV olandese, Martin Janssen,  e mostra diverse interviste a profughi cristiani fuggiti dalla Siria a seguito di gravi persecuzioni e violenze subite dai ribelli legati ad Al Qaeda, in maggioranza di nazionalità non siriana.

Nel suo viaggio/inchiesta Janssen è venuto a contatto con un sacerdote siriano che lo ha accompagnato anche nei campi profughi in Giordania dove risiede la comunità cristiana e così è venuto a conoscenza di una realtà poco discussa in occidente, quella della violenza contro i cristiani e della discriminazione che devono subire nei campi profughi rispetto ai rifugiati di fede islamica.

Nella intervista che segue un uomo anziano di origine siriana racconta a Martin Janssen di essere originario di un villaggio vicino alla città di Idlib e il racconto che fa è agghiacciante. L’uomo racconta che nel suo villaggio vivevano 30 famiglie cristiane in perfetta sintonia con oltre 300 famiglie sunnite e questo da 200 anni. Fino all’arrivo dei ribelli non avevano avuto alcun problema. Poi una notte arrivarono i ribelli di Jabhat al-Nusra, un gruppo affiliato ad Al Qaeda e le cose cambiarono drasticamente. Da subito quegli uomini pesantemente armati e con le barbe lunghe iniziarono ad andare su e giù per il paese e con gli autoparlanti dicevano ai cittadini che da quel momento il villaggio faceva parte del nuovo emirato islamico della Siria e che veniva introdotta la Sharia. Le donne avrebbero dovuto circolare solo se completamente coperte da un velo e accompagnate da un uomo, ai cristiani sono state date quattro scelte: 1– convertirsi all’islam 2– nel caso che si fossero rifiutati di rinnegare la propria religione e fossero restati avrebbero dovuto pagare la jizya (una tassa che sotto la Sharia i non musulmani devono pagare per essere protetti) 3 – quelli che si rifiutavano di pagare la jizya avrebbero dovuto andarsene lasciando però tutti i loro beni o in alternativa 4 – sarebbero stati uccisi. L’uomo racconta che per questa ultima possibilità venne usata la parola araba “dhabaha” che è la macellazione rituale degli animali sacrificali.

A qual punto Martin Janssen chiede all’anziano uomo cosa hanno deciso di fare. L’uomo si fa cupo e racconta che un certo numero di famiglie aveva deciso di pagare la jizya pur di non lasciare le loro case. Ma quando dopo qualche settimana i ribelli si accorsero che i cristiani riuscivano a pagare la tassa, iniziarono ad alzarla ad ogni ricorrenza fino a fare in modo che fosse praticamente impossibile farci fronte. Così tutte le famiglie cristiane sono state costrette a lasciare il villaggio e le loro case con i loro beni. Nel frattempo alcuni cristiani erano stati uccisi perché si rifiutavano di soccombere alla legge islamiche e alcune ragazze violentate perché giudicate “puttane” per come si vestivano. L’uomo racconta anche di aver avuto notizia di veri e propri eccidi di cristiani nei villaggi vicini.

Ma il racconto non si ferma qui. Dall’incontro con la comunità cristiana nei campi profughi in Giordania è emerso che ai cristiani viene applicato un trattamento diverso rispetto ai profughi di fede islamica. Gli viene fornito meno cibo, quasi mai le coperte e le medicine e vengono relegati nella parte più umida del campo. Una vera e propria discriminazione di tipo religioso.

Ora le domande che vorrei porre sono diverse ma mi limiterò a farne solo un paio: quando gli europei (in particolare francesi e inglesi) parlano di armare le milizie ribelli, lo sanno a chi vanno queste armi? Non vorrei che ci si trovasse a passare dalla padella di Assad alla brace di Al Qaeda. La seconda domanda è rivolta alle ONG cristiane, sempre pronte a soccorrere i popoli islamici colpiti da guerre e calamità naturali: dove siete? Perché abbandonate i profughi cristiani al loro destino e nelle mani di organizzazioni musulmane che applicano una vera e propria discriminazione religiosa? Mi piacerebbe che qualcuno mi rispondesse.

Noemi Cabitza

© 2013, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata