Siria: Erdogan scalpita per l’attacco. Vuole Israele nel conflitto

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Si vocifera che questa notte il Premier turco, Recep Tayyip Erdogan, non abbia dormito per la rabbia dopo che era giunta la notizia del no del Parlamento britannico a qualsiasi intervento in Siria. Si dice che fosse furioso con David Cameron che ancora ieri gli aveva promesso che la Gran Bretagna sarebbe stata al fianco nella Turchia nell’attacco punitivo alla Siria.

Ma Erdogan non è furioso solo con Cameron, ce l’ha anche con il Presidente american, Barack Obama, che a suo avviso sta tergiversando troppo e al massimo parla di “attacco circoscritto o punitivo” mentre la Turchia vorrebbe un vero e proprio attacco militare, ufficialmente per costringere Assad a trattare e a sedersi alla cosiddetta “Ginevra 2”, in realtà per abbattere il regime siriano e sostituirlo con la “resistenza riconosciuta” rappresentata dalla Syrian National Coalition for Opposition and Revolutionary Forces (SNCORF) che in pratica è una emanazione della Fratellanza Musulmana e che ha trovato proprio in Turchia la sua sede ufficiale.

Ma c’è un altro motivo per cui Erdogan pretende una vera e propria guerra con la Siria: Israele. Il Premier turco sa benissimo che in caso di attacco alla Siria i primi a farne le spese saranno proprio gli israeliani ed è per lui, notoriamente ostile a Israele, una tentazione troppo forte. Avrebbe il doppio vantaggio di vedere Israele impegnato in una guerra con l’uso di armi non convenzionali e coinvolgerebbe lo Stato Ebraico in un conflitto che non lo riguarda minimamente che, nelle speranze del nuovo Saladino turco, indebolirebbe notevolmente le capacità militari israeliane, magari a favore di Hamas di cui Erdogana è profondo estimatore. Non dimentichiamo infatti che solo la mutata situazione in Egitto – di cui Erdogan incolpa Israele – ha impedito al Premier turco di recarsi in visita ufficiale nella Striscia di Gaza.

In una dichiarazione non confermata al quotidiano turco Hurriye nella sua versione cartacea, Erdogan avrebbe detto che non gli interessa se per rappresaglia ad un attacco Siria, Hezbollah e Iran attaccassero Israele, anzi, sarebbe l’occasione buona per ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente in versione più “amichevole” per la Turchia e, soprattutto, più “islamicamente corretta”. E’ una dichiarazione forte che non è stata né confermata né smentita  ma che rende perfettamente l’idea dei piani di Erdogan e a cosa punti il Saldino turco.

Noemi Cabitza

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