Siria: no gas, no war? Non tutti la pensano così

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Sulla Siria Putin toglie le castagne dal fuoco a Obama? Sembrerebbe proprio che sia così. La proposta avanzata ieri dalla Russia di mettere sotto controllo internazionale le armi chimiche di Assad raccoglie unanimi consensi e per il momento sembra allontanare lo spettro della guerra.

In una intervista rilasciata alla NBC, il Presidente Obama ha definito la proposta russa «uno sviluppo potenzialmente positivo» anche se ha precisato che se si è arrivati a una simile proposta lo si deve alla minaccia americana di attaccare la Siria ammonendo che tale minaccia resterà comunque sul tavolo in modo da continuare a fare pressione sul regime siriano. Poi ha detto che sarà compito del Segretario di Stato, John Kerry, accertarsi che la proposta russa sia seria e realistica.

Scetticismo dalla Casa Bianca

In una conferenza stampa il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha definito la proposta russa “molto positiva” ma ha espresso forte scetticismo, non tanto per la buona fede russa quanto piuttosto per la poca credibilità di cui gode il dittatore siriano, Bashar al-Assad. Per questo, ha aggiunto Jay Carney, la Casa Bianca continuerà a spingere per l’attacco in modo da tenere il regime siriano sotto pressione e costringerlo a mantenere la parola data alla Russia.

Interventismo turco

In una intervista rilasciata all’emittente turca Haberturk il Ministro degli esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, ha detto che l’iniziativa russa non è credibile e che serve solo a far prendere tempo ad Assad. «La Turchia è fermamente convinta che Assad abbia ordinato diversi attacchi chimici ed è l’unico in grado di farlo – ha detto Ahmet Davutoglu nell’intervista – perché solo l’esercito siriano ha le competenze necessarie per lanciare un attacco chimico di portata tale da uccidere quasi 1.500 persone, per questo riteniamo che questa perdita di tempo serva solo a dare luce verde ad Assad per compiere altre stragi». Ahmet Davutoglu ha poi ribadito la ferma intenzione della Turchia di fermare “in maniera definitiva” Bashar al-Assad, con gli Stati Uniti o da sola. Voci di stampa indipendente turca parlano di una sfuriata da parte del Premier Erdogan alla notizia della proposta russa.

Le armi chimiche di Assad

Due giorni fa un rapporto molto dettagliato emesso dalla Interdisciplinary Center Herzliya’s International Institute for Counter-Terrorism ha fatto il quadro della situazione sull’arsenale chimico di cui dispone la Siria. Il quadro non è per niente rassicurante, non solo perché le armi chimiche in possesso di Assad sono tantissime e tutte letali (per la prima volta si parla anche di gas VX) ma anche per il rischio che tali armi finiscano nelle mani sbagliate. Il rapporto elenca i siti dove il regime siriano ha stoccato le armi chimiche (e forse biologiche) e poi fa una ricostruzione molto dettagliati di alcuni attacchi dove si ritiene che il regime di Damasco abbia fatto uso di gas nervini, attacchi avvenuti a partire dal 23 dicembre 2012.

Come la pensano in Israele

La principale preoccupazione per Israele è che i gas nervini non finiscano nelle mani sbagliate, cioè in quelle di Hezbollah e, in ultima analisi, in quelle dei gruppi terroristici legati ad Al Qaeda. Un attacco mirato ai depositi di armi chimiche siriane avrebbe ridotto di molto questa possibilità. Tuttavia se la proposta russa di mettere l’arsenale chimico siriano sotto tutela internazionale per poi distruggerlo sarà portata avanti con serietà e puntiglio, il risultato finale non potrà che accontentare Israele. Ma i dubbi sono tantissimi. A Gerusalemme nessuno si fida di Assad e c’è la convinzione che il dittatore siriano farà di tutto per trasferire le armi chimiche a Hezbollah prima di un eventuale censimento da parte della comunità internazionale. Per questo le misure di intelligence e controllo sono state potenziate ai massimi livelli e l’aviazione è pronta a intervenire se si sospettasse che armi chimiche vengono trasferite dalla Siria verso Hezbollah.

Come si può notare la proposta russa ha certamente allentato la tensione sulla Siria, ma non poi così tanto come in molti si sono affrettati a dire. L’equazione “no gas, no war” non è poi così automatica soprattutto perché non c’è fiducia su quello che farà Bashar al-Assad e, anche se non se ne parla molto, perché esiste una incognita che deriva dalla voglia turca di menar le mani. Erdogan è palesemente interessato a intervenire in Siria e se fino ad oggi ha atteso i movimenti americani, se Obama dovesse tergiversare ulteriormente potrebbe prendere iniziative unilaterali come ha fatto intendere ieri il suo Ministro degli Esteri.

Sharon Levi

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