Siria: Hamas cambia di nuovo idea e sta con Assad

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Il potere dei soldi può tutto. Dopo che per anni il regime siriano di Bashar al-Assad aveva offerto protezione alla leadership di Hamas, i soldi dell’emiro del Qatar avevano convinto il gruppo terrorista palestinese a sostenere i ribelli in Siria con la conseguenza che l’Iran aveva smesso di finanziare Hamas con soldi e armi. Ora che in Qatar l’emiro è cambiato e i soldi promessi non saranno più inviati ad Hamas, i terroristi palestinesi tornano a sostenere Assad nella speranza che l’Iran cambi idea e torni a inviare soldi e armi.

Delle difficoltà di Hamas dopo la caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto ne abbiamo già parlato, ma che ci potesse essere una giravolta del genere nessuno lo aveva previsto. Invece il dietrofront di Hamas su Assad è stato così repentino da spiazzare veramente tutti.

Ieri a Gaza sono scesi in strada le Brigate Izz al-Din al-Qassam con tutti i loro sostenitori e hanno inscenato una manifestazione a favore di Assad. Curioso che i cartelli inneggianti al dittatore siriano fossero scritti in arabo e persiano, giusto perché a Teheran non ci fossero dubbi sul reale sostegno di Hamas al sanguinario dittatore siriano che, per dirla tutta, in quasi tre anni di guerra ha ammazzato qualche migliaio di cosiddetti “palestinesi”, ma questo è solo un dettaglio. Ora il nemico unico è tornato a essere come sempre Israele ed è questo l’importante.

Il messaggio di Hamas a Teheran è chiarissimo: mandateci soldi e armi come ai vecchi bei tempi e noi vi apriremo un bellissimo fronte a sud di Israele.

Di diverso avviso è però l’ala politica di Hamas, rifugiata precipitosamente in Qatar dopo che in Siria l’aria si era fatta pesante. Un comunicato diffuso dal portavoce di Khaled Meshaal ha preso le distanze dalla manifestazione tenutasi ieri a Gaza a favore di Assad. Si sa, ancora il gruppo politico di Hamas ha bisogno della protezione e dei soldi del Qatar e non può certo schierarsi con Assad, anche perché questa volta non saprebbe davvero dove andare a rifugiarsi.

In tutta questa confusione spicca il silenzio di Abu Mazen sulle vicende che riguardano la Siria. Poveraccio, c’è da capirlo, non sa da che parte andare, non ha ancora capito bene da che parte gli convenga stare per rimediare più soldi. Se poi nel frattempo il dittatore siriano ammazza qualche migliaio di cosiddetti “palestinesi” poco male, l’importante è che si continui a tenere alta l’attenzione su Israele e che se un cosiddetto “palestinese” in West Bank inciampa e si scortica un ginocchio la colpa sia di Israele. Che volete che siano qualche migliaio di vittime se a farle è Assad?

Sharon Levi 

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