Siria: l’Unione Europea decide di non decidere. Il quadro della situazione

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Ieri l’Unione Europea non è riuscita a trovare un accordo per la fine dell’embargo sulle armi nei confronti dei ribelli siriani. Da una parte Francia e Gran Bretagna che premono per l’invio di armi ai ribelli siriani, dall’altro il resto della UE che appare titubante,soprattutto a causa della forte presenza di gruppi legati ad Al Qaeda tra i ribelli e per non interferire con l’imminente conferenza di pace sulla Siria. Quindi niente armi ai ribelli fino ad agosto.

I dubbi di buona parte dei governi europei nasce principalmente dal fatto che la mappa della ribellione siriana è troppo frastagliata per trovarvi una guida affidabile con cui interloquire. Un invio di armi senza controllo potrebbe far si che sistemi d’arma e mezzi militari finiscano nelle mani dei gruppi legati ad Al Qaeda con gravissimi rischi anche per la sicurezza della stessa Europa.

Fatto sta che la decisione che esce dalla riunione dei Ministri degli Esteri della UE è tipicamente una “non decisione” in perfetto stile europeo. Finisce di fatto l’unità europea sull’embargo di armi ai ribelli con Francia e Gran Bretagna che si sfilano, ma le armi non inizieranno ad affluire immediatamente  ma solo dopo agosto e questo per non compromettere gli sforzi diplomatici per organizzare una conferenza di pace sulla Siria.

Quali ribelli?

Come detto i dubbi dell’Unione Europea sono legati principalmente al fatto che i ribelli siriani non hanno una guida certa e riconoscibile e, soprattutto , al fatto che tra i gruppi ribelli vi sia una forte componente quaedista. I dubbi europei sono confermati dal fatto che gli stessi ribelli, riuniti da cinque giorni a Istanbul, non sono riusciti a trovare un accordo su chi debba rappresentarli in una possibile conferenza di pace sulla Siria. Di certo si sa che il gruppo principale è quello che fa capo all’Esercito di Liberazione Siriano (ESL), finanziato e armato dai Paesi del Golfo, che può contare cu circa 50.000 uomini divisi in battaglioni. Il comando di questo gruppo è in mano al Consiglio Militare Supremo (CMS) con sede in Turchia e composto da una trentina di membri in maggioranza ex componenti dell’esercito siriano. L’altro grande gruppo ribelle è il Fronte Islamico di Liberazione della Siria (FILS)che può contare su una trentina di brigate ma che è fortemente sospettato di infiltrazioni quaediste. Per il resto è un mondo estremamente frastagliato con gruppi spesso autogestiti che non rispondono a nessun comando, una sorta di “cani sciolti” difficilmente controllabili tra i quali ci sono tantissimi salafiti ed altri estremisti islamici. Questa situazione “frastagliata” spaventa molto i Governi europei che temono (a ragione) che le armi finiscano nelle mani sbagliate finendo così per alimentare il terrorismo.

La questione del Libano

Ieri alla riunione dei Ministri degli Esteri della UE si è parlato anche del pericolo di un allargamento del conflitto siriano al Libano. Negli ultimi giorni gli scontri si sono concentrati pericolosamente nei pressi del confine libanese e la presenza di miliziani di Hezbollah è praticamente certa. A questo va aggiunta una pericolosa escalation interna allo stesso Libano in special mondo nella città di Tripoli dove da giorni combattono sunniti (ostili ad Assad) e sciiti (sostenitori di Assad e legati a Hezbollah). Un allargamento del conflitto in Siria al Libano sarebbe una tragedia che potrebbe essere favorita proprio dall’invio di armi ai ribelli siriani.

La Russia

Un altro fattore determinante nella guerra in Siria è la posizione della Russia. Putin è apertamente schierato con Assad ma negli ultimi giorni ha fortunatamente rivisto la decisione di inviare i missili S-300 alla Siria per il timore (giustificato) che una simile mossa potesse spingere Israele a un intervento, specie se tali missili fossero stati inviati a Hezbollah. Un invio di armi ai ribelli siriani potrebbe far scattare una ritorsione da parte russa che, per equilibrare, potrebbe inviare in Siria sia i missili S-300 che altri sistemi d’arma altamente letali.

Come si vede quindi la situazione in Siria non solo è altamente volatile, ma è talmente complessa che il minimo errore potrebbe comportare sia un allargamento del conflitto che un riarmo dei gruppi legati ad Al Qaeda. Non solo, in Siria si combatte una parte della “guerra oscura” tra Israele e Iran e ogni piccolo errore, sia da parte della UE che da parte russa, potrebbe scatenare anzitempo quello che sempre più appare un conflitto inevitabile, una guerra aperta tra Israele e l’Iran.

Sharon Levi

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