Siria: Putin valuta la possibilità di abbandonare Assad?

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Putin starebbe valutando la possibilità di un cambio di regime in Siria a condizione però di mantenere la propria influenza nella regione. Lo scrive l’agenzia Bloomberg [1] citando fonti della opposizione siriana.

Secondo Bloomberg la Russia, attraverso canali diplomatici, starebbe inviando segnali a Stati Uniti e Arabia Saudita secondo i quali sarebbe disposta a considerare l’ipotesi di rimuovere progressivamente Assad in cambio della garanzia di mantenere la propria influenza nella regione (il porto di Tartus e le altre basi) e di creare un fronte unito contro lo Stato Islamico. Bloomberg riferisce che i tre paesi stanno negoziando una possibile uscita di scena di Assad e riporta come riferimento dell’inizio di queste trattative la visita a Mosca del figlio del Re Saudita, Salman. Sempre secondo Bloomberg funzionari russi e americani starebbero negoziando in merito a una uscita progressiva di Assad. Il piano prevedrebbe una transizione progressiva con Assad temporaneamente a capo del Paese per guidarlo verso la normalità, poi Assad dovrebbe lasciare. Il fulcro di tutta questa operazione sarebbe la convinzione comune che lo Stato Islamico è il nemico da abbattere e quindi la necessità di creare un fronte comune per combatterlo a prescindere da chi comanderà in Siria.

Francamente questa tesi ci lascia molto perplessi. Se è vero che lo Stato Islamico è un nemico comune per Stati Uniti e Russia, non lo è per esempio per la Turchia e abbiamo qualche dubbio che lo sia per l’Arabia Saudita, cioè due dei maggiori attori regionali che vogliono la caduta di Assad. Poi, a prescindere dall’impatto mediatico che ha l’ISIS, a livello militare non è così forte da richiedere una grande coalizione di proporzioni planetarie. Francamente abbiamo l’impressione che l’ISIS sia solo il paravento di manovre ben più complesse che riguardano il Medio Oriente e in particolare lo scontro tra Iran e Arabia Saudita con Israele come spettatore interessato. La situazione siriana è ben più complessa di come viene descritta da queste ipotesi, cioè, non basta accordarsi sul destino di Assad e combattere l’ISIS per venirne a capo. La Siria ormai è diventata il campo di battaglia tra le maggiori potenze regionali in Medio Oriente e su quel campo di battaglia si decideranno i futuri equilibri mediorientali. Ridurre il tutto alla caduta di Assad e alla lotta allo Stato Islamico ci appare troppo riduttivo.

Scritto da Adrian Niscemi

Note

[1] Articolo di Bloomberg

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