Siria: si apre il fronte più pericoloso, quello tra Iran e Israele

Nella Siria che conosce il primo giorno di tregua degno di questo nome si apre il fronte più pericoloso e insidioso, quello tra Iran e Israele sulle Alture del Golan.

Da mesi i pasdaran iraniani e gli Hezbollah gravitano attorno alle Alture del Golan con il chiaro intento di posizionare le loro batterie di artiglieria e i loro missili a pochi Km dal confine con Israele. Nelle ultime settimane il Mossad ha raccolto informazioni in merito a un anomalo concentramento di forze iraniane e di Hezbollah attorno alla città siriana di Quneitra. Ufficialmente iraniani e terroristi libanesi sono in zona per dare supporto alle truppe di Assad nel riprendere il controllo della regione meridionale della Siria, in realtà sin dall’inizio dell’intervento iraniano il vero scopo dei pasdaran è sempre stato quello di posizionarsi materialmente al confine con Israele e creare un potenziale nuovo fronte dopo quello libanese e di Gaza, una sorta di mossa a tenaglia sullo Stato Ebraico, per di più a ridosso di una zona strategicamente importantissima come lo sono le Alture del Golan.

Il crescendo di colpi di artiglieria che dalla Siria cadono in territorio israeliano, tre solo ieri, e le immediate risposte dell’aviazione di Gerusalemme sulle batterie di artiglieria siriane responsabili dei tiri, sta facendo lievitare incredibilmente la tensione lungo il confine tra Siria e Israele, un confine caldissimo da anni ma che ora, con la presenza dei militari iraniani e dei terroristi di Hezbollah a ridosso delle città israeliane sul Golan, diventa improvvisamente bollente.

Situazione monitorata da mesi da Israele

Sono mesi che Israele monitora la situazione oltre il proprio confine sul Golan. Nel corso del tempo Teheran ha progressivamente aumentato il numero delle sue truppe concentrandole proprio attorno alla città di Quneitra, ufficialmente per combattere i gruppi ribelli siriani che occupano la regione, in realtà con lo scopo di posizionarsi in maniera permanente a ridosso del confine con lo Stato Ebraico. E con le truppe iraniane sono progressivamente aumentate anche quelle degli Hezbollah libanesi, un concentramento di truppe che secondo l’intelligence israeliana è del tutto anomalo rispetto allo scopo dichiarato, per altro nemmeno perseguito con particolare veemenza adducendo difficoltà che in realtà non ci sono sul terreno ma che servono a giustificare l’aumento dell’impegno militare e lo spostamento di militari e miliziani iraniani nella regione. E’ come negli scacchi, gli iraniani e i loro alleati terroristi di Hezbollah posizionano le loro pedine prima di sferrare l’attacco finale. E che l’attacco a Israele ci sarà non lo dubita nessuno. Non è una questione di se, ma di quando.

Movimenti anche in Libano

Ma la situazione non si scalda solo lungo il confine con la Siria, anche in Libano sta accadendo qualcosa di preoccupante. Hezbollah sta progressivamente spostando il suo arsenale missilistico oltre la cosiddetta linea blu, la linea tracciata dalla risoluzione ONU 1701/2006 oltre la quale le truppe dell’ONU dovrebbero impedire qualsiasi operazione militare o spostamento di armi. Hezbollah ha fortificato decine e decine di postazioni, costruito tunnel che sbucano in Israele, creato stazioni di ascolto e comandi militari all’interno di strutture civili, trasformato fattorie in arsenali missilistici. Il Mossad sta mappando tutti i movimenti dei terroristi libanesi e il quadro che ne esce non è per nulla tranquillizzante, oltre tutto un quadro che cambia ogni giorno rendendo difficoltosa una mappatura precisa e aggiornata. Tutto ma proprio tutto fa pensare che Hezbollah si prepari al conflitto con Israele.

I moniti inascoltati di Gerusalemme all’ONU

Da diversi mesi l’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, cerca di rendere le Nazioni Unite consapevoli della reale situazione e della pericolosità delle azioni iraniane e degli Hezbollah, moniti che purtroppo cadono regolarmente nel nulla. Il conflitto siriano e la cosiddetta “guerra allo Stato Islamico” stanno alzando una cortina fumogena impressionante sulle vere intenzioni di Teheran e dei loro alleati. E purtroppo l’ONU non fa nulla per evitare di essere accecato da tutto questo fumo negli occhi, anzi, UNIFIL che dovrebbe controllare l’applicazione della risoluzione 1701/2006 sembra che sia in Libano per fare turismo invece che per evitare un conflitto.

Il periodo più critico

Quello in cui ci accingiamo ad entrare potrebbe essere il periodo più critico per Israele. Le elezioni americane si avvicinano a grandi passi e per Teheran agire in un frangente in cui alla Casa Bianca siede un Presidente in scadenza di mandato e quindi poco propenso a imbarcarsi in qualsiasi conflitto, fosse anche per difendere un fondamentale alleato come Israele, rendono il momento particolarmente propizio per qualsiasi azione contro Israele. L’intelligence israeliana prevede un ottobre bollente e molti analisti del Mossad ritengono che Teheran non si lascerà sfuggire l’occasione propizia del cambio ai vertici della Casa Bianca che immancabilmente porterà a un naturale periodo di transizione durante il quale nessuno si prendere la responsabilità di azioni militari. In questo frangente Israele sarà solo e difficilmente gli Ayatollah si lasceranno sfuggire l’occasione. E i segnali che arrivano quotidianamente dalla Siria sembrano purtroppo confermare le fosche previsioni della intelligence israeliana.

Scritto da Paola P.

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