Siria: un severo monito a tutto il mondo

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Quanto sta accadendo in Siria, lo diciamo da mesi, non ha niente di umano. Non spetta a noi stabilire chi sia il peggiore tra Assad e le milizie jihadiste, se siano meno peggio i ribelli oppure i militari fedeli al dittatore siriano, ma un dato ci sembra certo: questa gente non si fa nessuno scrupolo di massacrare decine di migliaia di persone, donne e bambini compresi, per portare avanti la loro perversa ideologia di potere, un potere spesso direttamente collegato all’ideologia religiosa islamica.

Le crude immagini che ci arrivano dalla Siria e che ci mostrano centinaia di vittime di un bombardamento chimico devono farci riflettere attentamente su cosa sono in grado di fare queste persone, fino a dove si possono spingere per imporre la loro ideologia. Se possono bombardare con i gas il sangue del loro sangue, se possono massacrare senza pietà persone della loro stessa religione, cosa saranno in grado di fare un domani a coloro che considerano più nemici degli attuali nemici?

Questa cosa ci deve far riflettere perché la Siria e solo l’ultimo dei campi di battaglia della guerra intestina all’Islam che da anni mette uno contro l’altro l’Islam sunnita e quello sciita, una guerra che sta attraversando mezzo mondo e che allo stato attuale è responsabile del 90% dei conflitti armati che insanguinano il mondo. E non ha importanza se vinceranno i sunniti legati ad Al Qaeda e agli emiri del Golfo o vinceranno gli Ayatollah sciiti legati all’Iran, ombra oscura che si staglia sulla Siria, sul Libano e su buona parte dei sommovimenti politici del Golfo e dell’Africa. Qualunque sarà il risultato di questa guerra, quando avranno finito di massacrarsi tra di loro inizieranno a massacrare noi, che poi siamo il loro vero nemico. Sono i cristiani e gli ebrei i loro veri nemici, è l’occidente democratico, sono le donne con la minigonna e un libro in mano ad essere i veri nemici di questa gentaglia che vive di massacri e omicidi, che ha nella violenza e nella imposizione violenta della loro ideologia il loro unico vero credo. Fa poca differenza che combattano in Siria, in Somalia, in Afghanistan, in Egitto, in Libia, in Tunisia o che vivano a Teheran o a Riad, che si chiamino talebani o Ayatollah, la matrice è la stessa come identico è il fine.

Il massacro in Siria è solo l’antipasto di quello che ci aspetta se non saremo in grado di togliere dalle mani di questi assassini le armi di distruzioni di massa, se non saremo in grado di fermare la corsa al nucleare dell’Iran senza ipocrisia e senza ulteriori scuse e ritardi.

Con questa gente non serve parlare o trattare, non servono ipocrite ideologie pacifiste, con questa gente serve agire e serve farlo in fretta perché è l’unico linguaggio che sono in grado di capire. Non possiamo permetterci il lusso di lasciare che si impadroniscano degli arsenali chimici o che si dotino di armi atomiche, perché se sono in grado di usarle contro la loro stessa gente non avranno alcuno scrupolo ad usarle contro di noi, dove per NOI intendo il mondo libero e democratico a partire da Israele fino agli Stati Uniti passando per l’Europa.

Spero veramente che i fatti accaduti in Siria facciano aprire gli occhi all’occidente e che facciano mettere da una parte quella assurda ipocrisia che si chiama “diplomazia” che fino ad oggi non ha portato un solo risultato positivo, anzi, ha permesso agli Ayatollah iraniani di arrivare a un passo dalla bomba atomica, alle milizie di Hezbollah di dotarsi probabilmente di armi chimiche, ad Al Qaeda di portare guerra e violenza in mezzo mondo e agli emiri del Golfo di manovrare a loro piacimento milioni e milioni di potenziali martiri (shaid) pronti a immolarsi per la causa islamica. Spero veramente che quanto accaduto in Siria serva da monito e che quelle tremende immagini di bambini gasati dai loro stessi consanguinei faccia riflettere i grandi del mondo. Diversamente prepariamoci a vedere quelle stesse scene anche nel mondo libero, il prossimo obbiettivo della violenza islamica.

Miriam Bolaffi

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