Siria: una ecatombe da 80.000 morti antipasto del nuovo Medio Oriente

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Quello a cui stiamo assistendo inerti in Siria non è solo una immane strage di innocenti (mi verrebbe da chiedere dove siano i pacivendoli ipocriti così attivi con i palestinesi) ma è un vero e proprio antipasto del nuovo Medio Oriente ridisegnato dalle cosiddette “primavere arabe”, quello della Fratellanza Musulmana e dell’Iran, quello dell’islam integralista e della Jihad islamica.  

Ieri l’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria ha diffuso gli ultimi dati relativi al conflitto siriano e sono dati spaventosi: oltre 80.000 morti di cui 34.473 civili. Di questi 4.788 sono bambini e 3.049 sono donne. Secondo l’Onu gli sfollati all’estero sarebbero 1,4 milioni mentre gli sfollati interni sono circa 4,2 milioni. Numeri da ecatombe che però non riescono a coalizzare l’occidente per un intervento che avrebbe dovuto esserci due anni fa, quando ancora il numero delle vittime non era da tragedia e l’Iran non si era impossessato della Siria.

Ed è questo il punto centrale che emerge dal conflitto siriano. Non è più solo una guerra interna alla Siria che non va oltre i propri confini. E’ un conflitto internazionalizzato dalla presenza massiccia di pasdaran iraniani, degli Hezbollah libanesi, dalle milizie islamiche legate ad Al Qaeda, dagli interventi più o meno espliciti di Israele e Turchia, delle manovre occulte del Qatar, dell’Arabia Saudita e della Fratellanza Musulmana. La Siria è diventata il campo di battaglia di potenze regionali che nel suo controllo hanno interessi strategici di primaria importanza.

Il conflitto siriano ha ridisegnato in maniera indelebile i confini del Medio Oriente. Ha portato i missili iraniani e i pasdaran a pochi Km dal confine con Israele. Ha introdotto Al Qaeda in un territorio che confina con quello europeo. Ha mostrato al mondo il piano della Fratellanza Musulmana (ben finanziata da Qatar e Arabia Saudita) di un grande territorio islamico-estremista che va dal nord Africa fino ai confini con le ex repubbliche sovietiche, un piano ben riuscito in Tunisia, Libia ed Egitto ma che si è arenato proprio in Siria dove l’Iran ha il suo peso e ha esercitato tutta la sua influenza per impedire che tutto il Medio Oriente diventasse un territorio “Muslim Brotherhood friendly”.

La Siria è il simbolo del nuovo Medio Oriente dove a combattersi non sono solo Israele e mondo islamico, ma è lo stesso mondo islamico che combatte con se stesso. Sciiti contro sunniti, wahabiti contro sciiti e sunniti, Fratelli Musulmani contro tutti. Un Medio Oriente dove non c’è posto per le altre religioni e dove l’unico nemico di tutti rimane il piccolissimo Israele, piccolo territorio democratico circondato da regimi islamici che hanno fatto delle “primavere arabe” un “profondo inverno islamista” che poco fa caso alle immani stragi di civili e nulla fa per evitarle.

L’occidente e gli Stati Uniti di Barack Hussein Obama con la loro indifferenza si portano sulle spalle la responsabilità di questa situazione e non stanno facendo niente per mettere anche un seppur minimo rimedio a tutto questo, peggiorando così la situazione. Di fatto, come affermano i ribelli siriani, è l’Iran a combattere per conto di Assad. Stanno lentamente ma inesorabilmente trascinando nella guerra anche il Libano controllato dagli Hezbollah, la Turchia e Israele. Nemmeno 80.000 morti hanno smosso le coscienze occidentali. Nemmeno l’uso delle armi chimiche e il pericolo di un conflitto globale. Nei palazzi del potere occidentale si continua ancora a parlare della ininfluente “questione palestinese” mentre il Medio Oriente rischia di trasformarsi in un enorme campo di battaglia.

La Siria rischia di diventare veramente l’antipasto del nuovo Medio Oriente in fiamme, un campo di battaglia che va dal nord Africa alla Turchia. E se non si farà subito qualcosa gli 80.000 morti siriani saranno solo la punta dell’iceberg perché né l’Iran né i Fratelli Musulmani e neppure Al Qaeda si fermeranno a Damasco.

Noemi Cabitza

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