Stati Uniti: proposta legge per riconoscere Gerusalemme capitale di Israele

Un progetto di legge finalizzato a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele è stato presentato ieri dai senatori repubblicani Ted Cruz, Marco Rubio e Dean Heller.

Il progetto di legge prevede, tra le altre cose, il trasferimento dell’ambasciata di Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. «Gerusalemme è la capitale eterna dello Stato Ebraico di Israele ed è li che deve stare l’ambasciata degli Stati Uniti» ha detto il senatore Rubio subito dopo che i tre senatori repubblicani avevano reso noto il progetto di legge. «E’ tempo che il Congresso e il Presidente eletto si facciano carico di quanto promesso senza cercare scappatoie per eludere le leggi degli Stati Uniti. Sono due decenni che gli Stati Uniti stanno rimandando il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme» ha concluso Rubio.

Una legge che riconosce Gerusalemme come capitale indivisibile di Israele gli Stati Uniti ce l’hanno già ed è stata varata nel 1995, solo che fino ad ora nessun Presidente americano ha avuto il coraggio di farlo, così si è andati avanti per oltre due decenni come se niente fosse. Il disegno di legge presentato da Rubio, Cruz ed Heller tende a costringere la nuova Amministrazione americana a mettere in atto le promesse fatte in sede di campagna elettorale e quindi a spostare l’ambasciata a Gerusalemme non solo riconoscendola come capitale di Israele ma anche come “capitale indivisibile”, cioè compresa Gerusalemme Est.

Qualche tempo fa Kellyanne Conway, uno dei maggiori collaboratori del Presidente eletto Donald Trump, in una intervista alla radio aveva detto che per Trump il riconoscimento di Gerusalemme come capitale indivisibile di Israele era una della maggiori priorità.

Polemiche per la proposta di legge sono state sollevate da alcuni senatori democratici i quali sostengono che riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme pregiudicherà qualsiasi futura trattativa con i palestinesi e nei fatti impedirà la soluzione dei due Stati.

Di Sarah G. Frankl

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