Stragi islamiche: la notte della libertà

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Forse non ce ne rendiamo conto ma la comunità occidentale si è talmente abituata alle quotidiane stragi islamiche che nemmeno ci fa più caso. Non ci rendiamo conto di quanto violenta e sanguinaria sia questa religione che qualche “coraggioso” continua a definire “religione di pace”.

Eppure basterebbe che per un attimo si gettasse l’occhio appena fuori dalla ridicola stampa italiana (qui Grillo ha ragioni da vendere anche se lui la critica per altri motivi) concentrata esclusivamente sui fatti di casa nostra. E quelle poche testate che si occupano di estero sono spesso condizionate da ideologie astratte, persino accondiscendenti, spesso in balia di pseudo-esperti da poltrona che ripetono a pappagallo quello che scrivono le loro testate di riferimento.

E così mentre in Siria i massacri avvengono quotidianamente (oltre 150.000 morti in tre anni), in Iraq sunniti e sciiti si massacrano a vicenda (qui dei morti se ne è perso il conto), in Nigeria non passa giorno che Boko Haram non compia una strage, in Repubblica Centrafricana gli islamici hanno persino attaccato le truppe di pace francesi, in Somalia gli Shaabab hanno portato la guerra anche in Kenia e persino la Cina deve fare i conti con i kamikaze islamici, in Libia sgozzano le giornaliste come se fossero galline, In Pakistan lapidano donne in piazza e in Afghanistan si è tornati alla legge del taglione (alla faccia della esportazione della democrazia) e mentre stati canaglia come l’Iran riforniscono di armi i terroristi di mezzo pianeta in modo che possano continuare le loro stragi, noi stiamo dietro alle begucce interne, a chi sarà il prossimo presidente della commissione europea, di chi è l’ultimo politico arrestato, se Grillo fa bene o meno ad allearsi con un nazista inglese o se la Merkel ha bisogno di prendere un lassativo. Per carità, saranno anche cose importanti, ma mentre il mondo intorno a noi va in fiamme che ormai arrivano a lambire la porta di casa nostra, i nostri politici e i nostri media fanno a gara per chi se ne disinteressa di più.

Eppure ci sarebbe di che preoccuparsi dato che stiamo raccogliendo centinaia di migliaia di queste persone, dato che a causa di quello che sta avvenendo nel mondo islamico siamo di fronte al più grande esodo di massa che la storia ricordi. E a scanso di equivoci ripeto il concetto, a causa di quello che sta avvenendo nel mondo islamico. Basterebbe guardare la mappa dei conflitti mondiali per capire che il problema è l’Islam, non le compagnie petrolifere (che comunque ci mettono del suo), i grandi poteri mondiali o, come afferma qualcuno, le banche o il Gruppo Bilderberg. Il mondo non va in fiamme perché lo hanno deciso al Bilderberg ma perché c’è una massa di fanatici religiosi islamici che vogliono imporre la loro religione a suon di teste tagliate e gole recise, a suon di stragi immani.

E sapete qual è l’assurdo degli assurdi? Che mentre avviene tutto questo l’unica cosa di estero di cui si preoccupano i media occidentali è studiare il modo di attaccare l’unica democrazia in mezzo a questo mare di sangue, Israele. Un puntino minuscolo di democrazia in mezzo a un mare di odio sanguinario a base islamica e di continue violazioni dei Diritti Umani.

Qui non si tratta di essere anti-islamici, si tratta semplicemente di aprire gli occhi, di prendere una cartina mondiale e di vedere dove sono i conflitti e perché si combatte in quei posti. Se poi ci vogliamo concentrare sulle scaramucce in Ucraina piuttosto che sui massacri islamici è un altro discorso, se vogliamo accentrare l’attenzione sul palestinese che inciampa su un sasso a Nablus e dire che è colpa di Israele se quel sasso era li, è ancora un altro discorso. Ma se vogliamo essere seri e guardare dove sta veramente il problema basterebbe per un attimo aprire gli occhi invece di riempirli di assurdi preconcetti.

Scritto da Sharon Levi

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