Sud Sudan, esercito ugandese interviene a fianco di Salva Kiir

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Lo si sapeva già da diverso tempo che l’esercito ugandese era presente in Sud Sudan, ma all’inizio il Governo di Kampala aveva ammesso solo un piccola presenza militare al fine di difendere i molti cittadini ugandesi presenti in Sud Sudan. Ora invece è ufficiale, l’UPDF (Uganda People’s Defence Force) è schierato massicciamente al fianco di Salva Kiir e sta attivamente combattendo.

Ad ammetterlo e lo stesso presidente ugandese, Yoweri Museveni, che parlando alla stampa ha ammesso che pochi giorni fa l’UPDF ha partecipato al fianco del SPLA (Sudan People Liberation Army) a una grande battaglia avvenuta a 90 Km dalla capitale Juba. Una fonte dell’esercito ugandese ha ammesso anche che la riconquista della città di Bor da parte delle truppe dell’esercito del Sud Sudan è avvenuta anche grazie al massiccio intervento dell’esercito ugandese, uno dei più potenti e meglio armati eserciti dell’Africa.

Museveni ha messo in pratica la minaccia lanciata all’inizio dell’anno quando aveva dato tempo pochi giorni ai ribelli fedeli a Riek Machar per arrivare ad un accordo pacifico con il Governo di Juba.

L’alleanza tra Juba e Kampala risale ai tempi della guerra tra Sudan e Sud Sudan e si è consolidata nel tempo con un accordo di mutuo soccorso che ha avuto come battesimo del fuoco l’imponente caccia ai ribelli ugandesi del Lord’s Resistence Army (LRA) guidati da Joseph Kony, attualmente ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra.

Il rischio di un allargamento del conflitto in Sud Sudan

Ora gli esperti militari temono un allargamento del conflitto in Sud Sudan. Anche se non ufficialmente, i ribelli di Riek Machar sono sostenuti dal Sudan e l’intervento ugandese potrebbe spingere Khartoum a intervenire a sua volta. Per il Sudan è fondamentale controllare anche indirettamente la zona di Bor ricchissima di petrolio, ma soprattutto è fondamentale mantenere il controllo sul petrolio estratto in Sud Sudan, controllo che avviene attraverso la concessione dell’uso dell’oleodotto sudanese che porta il greggio sul Mar Rosso. Salva Kiir ha concluso invece un accordo con il Kenya e con l’Etiopia per due oleodotti che porterebbero il greggio sud-sudanese fino al mare bypassando l’oleodotto sudanese. Riek Machar, in cambio dell’appoggio militare, avrebbe invece promesso a Khartoum di mantenere le cose come stanno. Non c’è quindi solo una ragione etnica dietro alla guerra civile in Sud Sudan ma ci sono soprattutto importanti ragioni economiche e geopolitiche.

Claudia Colombo

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