Sud Sudan: grandi movimenti per arrivare alla pace

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Di Miriam Bolaffi e Claudia Colombo – La parolina magica per arrivare alla pace in Sud Sudan è “petrolio”. Mentre in centinaia di altri casi proprio il petrolio è stato l’elemento scatenante di sanguinosi conflitti, per il Sud Sudan potrebbe essere la salvezza.

Le aziende straniere e le multinazionali hanno investito troppi soldi sul settore petrolifero della più giovane democrazia del mondo per lasciare che tutto vada in malora per uno scontro tribale o per le ambizioni di potere di Riek Machar. I cinesi contano sul petrolio del Sud Sudan per le loro esigenze interne e compagnie di Pechino sono presenti nelle zone petrolifere. Le multinazionali americane che dal 1997 non possono operare in Sudan per le sanzioni imposte a Khartoum hanno visto nel Sud Sudan una ottima opportunità di guadagno. Lo stesso Sudan guadagna milioni di dollari l’anno con le tasse imposte sul transito del greggio sud-sudanese attraverso gli oleodotti sudanesi.

Ma da quando sono scoppiate le ostilità tra i ribelli di Riek Machar e il Governo di Juba la produzione di petrolio ha subito un calo del 20%. Molte aziende cinesi sono state costrette a interrompere le estrazioni e a richiamare gli operai cinesi che lavoravano ai pozzi. Le multinazionali americane hanno bloccato i contratti e sono in stand by in attesa che qualcosa cambi. Il Sudan, che inizialmente era probabilmente dietro alla rivolta, si è reso conto che sta perdendo milioni di dollari in tasse ogni mese.

Così adesso tutti si adoperano per il raggiungimento di un cessate il fuoco, compresi i cinesi che generalmente se ne stanno fuori da queste cose.

Epicentro delle trattative tra ribelli e Governo del Sud Sudan è in questi giorni Addis Abeba dove ha sede l’Unione Africana e dove a margine della 22esima Sessione Ordinaria dei Capi di Stato e di governo dell’Unione Africana si stanno tenendo febbrili trattative per arrivare al più presto a un cessate il fuoco.

Sul terreno dopo l’intevento dell’esercito ugandese a fianco del Governo del Sud Sudan, i ribelli sono in difficoltà. Hanno perso il controllo di Bor e delle aree di Bentiu e Malakal. Riek Machar, ormai abbandonato anche dal Sudan, sta cercando in tutti i modi di trovare una via d’uscita onorevole, ma Salva Kiir forte anche dell’appoggio ugandese vuole una vittoria definitiva. Questo rende la trattativa veramente difficile. L’inviato cinese presso l’Unione Africana in una rarissima dichiarazione ci ha detto che la Cina ha investito miliardi di dollari in infrastrutture in Sud Sudan e quindi partecipa attivamente alle trattative. Non era quasi mai successo, almeno in Africa.

La fine delle ostilità in Sud Sudan è quindi, al contrario di come avviene di solito, legata agli interessi delle potenze straniere e al petrolio di cui la più recente democrazia del mondo è ricchissima. Le pressioni sono talmente forti che non si escludono nelle prossime ore importantissimi sviluppi.

Miriam Bolaffi e Claudia Colombo

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