Sud Sudan: una partita difficile e complessa

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Trovo estremamente riduttivo ricondurre quello che sta avvenendo in Sud Sudan a una semplice lotta etnica tra Dinka e Nuer come in molti si stanno affrettando a fare. In Sud Sudan vi sono una trentina di etnie diverse di cui 13 considerate importanti e anche se i Dinka e i Nuer sono senza dubbio le due etnie maggiori, i motivi del conflitto sono ben altri. Va detto oltretutto che per quello che abbiamo potuto vedere di persona le due etnie convivo abbastanza pacificamente, compreso nei campi profughi allestiti a seguito del conflitto.

Prima di tutto va capita la dinamica politica e le interferenze esterne. Il Sud Sudan è potenzialmente una enorme macchina da soldi. Ricchissimo di petrolio ha anche immensi giacimenti di oro, argento, tungsteno e altri minerali. Di recente sono stati scoperti due giacimenti di coltan e un importante e potenzialmente ricchissimo giacimento di uranio. Nella regione di Western Equatoria sono stati scoperti anche giacimenti di diamanti. E chiaro quindi che questa piccola e giovanissima democrazia fa gola a tantissimi per le sue ricchezze. Questo rende la pacificazione tra i due contendenti, Riek Machar e Salva Kiir, molto più difficile perché le intromissioni esterne legate allo sfruttamento delle risorse non sono solo importanti ma hanno un peso decisivo nella crisi.

Troviamo di tutto nella lista dei potenziali interessati, dalla vicina Uganda intervenuta anche militarmente al fianco di Salva Kiir per difendere i propri interessi, agli Stati Uniti che hanno decine di imprese in Sud Sudan. Poi l’immancabile Cina con enormi interessi nel campo petrolifero, delle infrastrutture e in quello minerario. Non mancano diversi stati arabi i quali, insieme al Sudan, probabilmente sono dietro a Riek Machar. In pochi giorni e a seguito di una breve ricerca abbiamo individuato una ventina di società arabe, per lo più del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, che hanno aperto sedi e uffici in Sud Sudan, società che ruotano nell’orbita petrolifera e in particolare in quello delle forniture di materiali per l’estrazione. Infine non mancano importanti società minerarie che fanno capo a holding europee. Insomma, siamo di fronte a un piccolo territorio con potenzialità enormi che fa gola a tanta gente e nessuno vuol rimanere fuori dalla spartizione di tale bottino.

E qui nascono i problemi. Salva Kiir in questi anni in cui ha governato il Sud Sudan non è stato molto lungimirante a livello politico e ha ristretto la cerchia di coloro che potevano sfruttare tali immense risorse ad un giro di “strette amicizie”. Questo ha provocato grandi “malumori” tra gli esclusi che hanno sfruttato (o cercato di sfruttare) l’esclusione politica di Riek Machar, lo hanno finanziato e armato soffiando infine sulla divisione etnica, una divisione che forse a ben guardare c’è stata solo a livello politico con l’esclusione dei Nuer dai maggiori posti di potere, ma che a livello “di strada” non c’è mai stata.

Nei campi  profughi (passati da 200.000 a 800.000 in pochissimo tempo) i Nuer e i Dinka convivono pacificamente e si chiedono come sia possibile che sia venuta fuori questa storia dello scontro etnico. Si sentono tutti sud-sudanesi e sono orgogliosi di esserlo. Certo,a nord ci sono stati scontri tribali nei mesi passati, ma era poco tribali e molto di interesse.

In realtà si fa presto a parlare di scontri tribali in Sud Sudan quando in effetti la realtà è molto più complessa e di difficile soluzione. Nei giorni scorsi sono riprese le trattative di pace ad Addis Abeba e sembra che andranno avanti a oltranza. Ma se non si affronta il problema principale, cioè quello delle intromissioni esterne e degli  enormi interessi che ruotano intorno alla più giovane democrazia del mondo, non si arriverà mai a una vera e stabile soluzione. Immaginate il Sud Sudan come una grande ed enorme torta. Se ne date una fetta (magari piccola) a tutti non ci saranno scontenti. Ma se quella torta la date solo a pochi lasciando a becco asciutto tutti gli altri è facile che qualcuno si risenta. Il defunto John Garang era bravissimo a tagliare la torta senza scontentare nessuno, Salva Kiir non ha avuto fino ad ora questa qualità politica. Per il bene del Sud Sudan sarebbe utile che inizi a imparare a tagliare la torta e a darne, magari un piccolissimo pezzo, a tutti. Eviterà un sacco di problemi.

Claudia Colombo

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