Sudan: accordo per fermare i migranti in transito. Ma non ci sono i soldi

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Il Sudan contribuisce sensibilmente a impedire ai migranti illegali di raggiungere la Libia da dove poi si dirigono verso l’Europa. Lo ha detto il Ministro degli Esteri di Khartoum, Ibrahim Ghandour, a margine della riunione organizzata ieri dal Ministero degli Esteri italiano che ha visto la partecipazione dei Ministri degli Esteri dei Paesi africani di transito dei migranti e di quelli europei.

In una dichiarazione rilasciata ieri in serata il Ministro degli esteri sudanese ha detto che «il Sudan cerca di mettere in pratica l’esperienza di anni nella gestione dei profughi e tenta di trasmettere tale esperienza anche ai Paesi vicini».

Attraverso il Sudan transitano la maggioranza dei migranti che provengono dal Corno d’Africa e in particolare dalla Eritrea, dalla Etiopia e dalla Somalia. Per questo Khartoum riveste un ruolo di particolare importanza per fermare il flusso di migranti verso la Libia. L’Unione Europea nel 2016 ha stanziato 100 milioni di Euro a favore del Sudan per migliora le condizioni dei migranti fermati prima del loro ingresso in Libia. A questi si sono aggiunti altri finanziamenti aggiuntivi per circa 40 milioni di Euro indirizzati alle forze di polizia sudanesi che hanno il compito di impedire ai migranti di entrare in Libia e di li passare in Europa. Ma visti i risultati è evidente che tali finanziamenti non sono sufficienti. Anche di questo si è discusso alla riunione di ieri oltre a decidere uno stanziamento di appena 10 milioni di Euro da destinare al Chad e al Niger, bazzecole che non risolvono nessun problema e non spingono i Paesi di transito a fermare i migranti.

Il Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha descritto il Sudan come “un partner strategico” per fermare il flusso di migranti verso l’Europa, ma se non ci sono i soldi per sostenere i Paesi di transito si è fermi alle sole parole. Per questo è necessario che l’Europa apra il portafoglio. Gli accordi con i Paesi di transito ci sarebbero, come c’è da parte loro la volontà di collaborare, ma senza un adeguato sostegno finanziario il problema rimane irrisolto. Il Sudan ha dato la sua totale disponibilità ma servono finanziamenti e servono urgentemente.

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