Sulla Siria serve un accordo russo-americano per fermare l’espansionismo iraniano

Continuare a concentrarsi sullo smantellamento dell’accordo sul nucleare iraniano è un errore tattico. Quello che serve veramente per bloccare l’espansionismo iraniano è un accordo russo-americano sulla Siria che interdica la presenza di truppe straniere in territorio siriano

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Medio Oriente, Siria (Rights Reporter) – Quando i generali israeliani parlano sarebbe bene starli ad ascoltare perché molto spesso, a dispetto di quello che si crede, sono meno “guerrafondai” di quanto si pensi mentre sono tatticamente molto saggi. E il caso del Generale Giora Eiland, ex Capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Israele che oggi su Yedioth Ahronoth ha scritto un editoriale che dovrebbe essere preso per oro colato tanto è saggio.

Il Generale Eiland affronta per l’ennesima volta la questione siriana ma questa volta lo fa mischiando sapientemente tattica militare e politica internazionale con un invito al Governo di Gerusalemme a lasciar perdere, almeno per il momento, l’accordo sul nucleare iraniano che difficilmente potrà essere annullato e concentrasi invece sul modo di fermare l’espansionismo iraniano in Siria che punta principalmente a creare le migliori condizioni per attaccare Israele.

Secondo il Generale Eiland quello che andrebbe fatto subito in Siria è un accordo tra Stati Uniti e Russia volto a vietare la presenza di truppe straniere in Siria. Un accordo di questa portata taglierebbe fuori non solo gli Hezbollah ma soprattutto bloccherebbe il piano iraniano di sostituire il gruppo terrorista libanese con una sua controfigura siriana formata per lo più da combattenti sciiti proveniente oltre che dall’Iran anche dall’Iraq e dall’Afghanistan. E si perché finalmente qualcuno tratta la questione per quello che è facendo una classifica seria dei rischi immediati per Israele e mettendo in secondo piano quelli non imminenti. A tanti sembrerà strano ma a dispetto delle tante bellicose dichiarazioni in questo momento il rischio maggiore per Israele non arriva dal Libano, cioè da Hezbollah, ma viene dal piano iraniano in Siria.

Il Generale Giora Eiland argomenta con serietà e competenza le se analisi sulla situazione al confine nord di Israele partendo dalle condizioni in cui si trova oggi Hezbollah, non proprio in salute dopo aver perso migliaia di uomini nella guerra in Siria, costretto a dissanguarsi finanziariamente per sostenere le famiglie dei caduti e dei feriti (veramente tantissimi) e sotto pressione politica in Libano dove è accusato di voler innalzare la tensione con Israele e di voler trascinare il Libano in un conflitto con lo Stato Ebraico. Il Generale Eiland parla di un “Hezbollah preso tra due fuochi”, da un lato Teheran che spinge per accelerare sul fronte della guerra con Israele, dall’altro i tantissimi problemi (non ultimi quelli economici) creati dal conflitto in Siria e dalla lotta politica interna al Libano che li vede criticati proprio per l’atteggiamento aggressivo verso Israele che potrebbe tracimare in un conflitto di vasta portata. Per Hezbollah non è certo il momento migliore per attaccare Israele. Quindi il rischio imminente per Israele non sono i terroristi libanesi ma il piano iraniano in Siria di formare un nuovo gruppo paramilitare sulla falsariga di Hezbollah ma che segua alla lettera le direttive di Teheran senza i problemi interni del gruppo terrorista libanese.

Il Generale Giora Eiland è il primo, finalmente, a parlare di quello che l’intelligence va dicendo da tempo e cioè che ritenere Hezbollah il problema principale per Israele è un errore tattico e che invece sarebbe bene concentrarsi su quello che gli iraniani stanno preparando in Siria. Questo naturalmente non vuol dire che Hezbollah non sia pericoloso per Israele, tutt’altro, ma vuol dire che per affrontare il pericolo più imminente per Israele serve concentrarsi su quanto l’Iran sta facendo in Siria e cercare di bloccarlo al più presto.

Per questo le azioni militari circoscritte e mirate possono servire, ma solo relativamente. Quello che serve veramente è una azione politica di vasta portata, quell’accordo cioè tra Stati Uniti e Russia di cui si parlava all’inizio volto a impedire la presenza di truppe straniere in Siria.

Ora però servirebbe la disponibilità americana e russa a fare un accordo del genere. Paradossalmente a creare minori problemi è la Russia. Putin per quanto alleato di Teheran è interessato unicamente a mantenere le sue basi in Siria e lo dimostra nel momento in cui si coordina con Israele per le azioni preventive israeliane in territorio siriano. Una ulteriore escalation non favorisce la Russia che invece vorrebbe la situazione normalizzata al più presto. Putin è un pragmatico e in questo momento vuole tutto meno che un conflitto tra Iran e Israele. Sono gli Stati Uniti il problema. Trump ha dimostrato poco interesse politico per la Siria e anche se ha appoggiato la coalizione anti-ISIS si è guardato bene dal partecipare alla spartizione de facto della Siria scaturita dagli accordi di Astana conclusi tra Russia, Turchia e Iran. Solo di recente sembra essersi reso conto che non può lasciare l’iniziativa politica in mano alla Russia e all’Iran e ha cercato di inserirsi nel contesto siriano. Ma non è ancora abbastanza. Serve una iniziativa più incisiva che porti proprio a quell’accordo con Mosca che impedisca la presenza di truppe straniere in Siria.

Ed è quello che chiede a gran voce il Generale Giora Eiland e, con meno insistenza, anche l’intelligence israeliana che ha ben chiaro il polso della situazione in Siria e che nelle ultime settimane ha riempito la scrivania di Netanyahu di rapporti sulle attività iraniane in territorio siriano, tra le quali proprio il tentativo di creare un “nuovo Hezbollah” siriano.

Gerusalemme deve fare le giuste pressioni su Washington affinché gli americani si interessino del futuro della Siria con più incisività. Sono gli israeliani che devono farsi carico di portare Washington e Mosca a trattare sulla vicenda siriana e a raggiungere un accordo globale sulla Siria al quale Teheran non potrà opporsi. Questa secondo il Generale Giora Eiland è la priorità per Israele. Il disfacimento dell’accordo sul nucleare può attendere. E come dargli torto?

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