Sulle armi chimiche Putin salva ancora Assad: furore americano

La Russia va valere il suo diritto di veto per affossare definitivamente l’organismo incaricato di verificare il disarmo chimico della Siria e di indagare sui bombardamenti chimici. Solo qualche settimana fa aveva ritenuto Assad colpevole del bombardamento con il gas Sarin della città di Khan Shaykhun

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Grazie a Putin l’inchiesta sull’utilizzo di armi chimiche in Siria da parte del regime di Assad da oggi non esiste più. Il mandato della OPCW (Organization for the Prohibition of Chemical Weapons) scadeva infatti ieri sera a mezzanotte e la risoluzione per il rinnovo del mandato stesso ha visto il veto della Russia.

La risoluzione americana presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu era stata approvata da 11 Stati, Russia e Bolivia avevano votato contro, mentre Cina ed Egitto si erano astenuti. Visto quindi che sarebbe passata la Russia ha deciso di usare il suo Diritto di veto.

Il veto della Russia ha scatenato una dura guerra di parole all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, soprattutto tra Washington e Mosca. Gli americani erano convinti di poter collaborare con la Russia in merito alla difficile situazione siriana, ma con questa decisione è apparso chiaro a tutti che quella americana era solo una mera speranza.

La OPCW solo qualche settimana fa aveva confermato che Assad aveva usato armi chimiche contro la città di Khan Shaykhun provocando la morte di oltre 90 civili tra i quali, bambini, donne e anziani. Questo non era andato giù a Putin che nella immediatezza del rapporto aveva detto che la OPCW non era un ente imparziale e che le loro deduzioni erano false, negando quindi che Assad aveva usato il gas sarin contro la popolazione siriana. Il veto russo al rinnovo del mandato era quindi più che prevedibile. Tuttavia la gravità del fatto resta e adesso, giustamente, Washington mette in dubbio anche gli accordi, per altro pessimi, raggiunti pochi giorni fa con la Russia proprio in merito al cessate il fuoco in Siria.

Gli Stati Uniti per bocca del suo ambasciatore all’Onu, Nikki Haley, hanno ricordato che subito dopo l’attacco a Khan Shaykhun gli americani avevano lanciato alcuni missili contro la base aerea da dove era partito il caccia che poi aveva effettuato il bombardamento chimico, ammonendo che se Assad lo avesse fatto di nuovo la reazione statunitense sarebbe stata addirittura più forte di quella di qualche mese fa. Tra la delegazione americana all’Onu si respirava davvero tanta rabbia per questa ennesima porcheria fatta dalla Russia nel tentativo di difendere un dittatore sanguinario come Assad.

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