Svezia in mano alle bande islamiche: due autobombe a Malmo

Due autobombe sono esplose la notte scorsa in un quartiere multietnico di Malmo, in Svezia. Secondo il portavoce della polizia, Linda Pleym, non ci sono vittime o feriti. Gli attentati sono avvenuti nel quartiere di Rosengaard, una zona abitata principalmente da immigrati provenienti da Iraq, Kosovo, Bosnia e Libano.

Secondo la Associated Press la prima autobomba e stata fatta esplodere ai piedi di un edificio altamente abitato e solo la fortuna ha voluto che non ci fossero vittime. L’altra è stata fatta esplodere in un parcheggio. La polizia non ha fatto alcun arresto per il momento ma si ritiene che le esplosioni rientrino nella escalation vista nelle ultime settimana tra bande di immigrati islamici sia per motivi religiosi (sunniti contro sciiti) che per il controllo del traffico di stupefacenti completamente in mano a queste bande criminali.

Dall’inizio dell’anno nel sud della Svezia ci sono state decine di attentati, il più grave sotto l’aspetto simbolico avvenuto contro un palazzo che ospitava una corte di giustizia e una stazione di polizia.

La Svezia sta attraversando un periodo di forti polemiche per le leggi sulla immigrazione giudicate “troppo permissive” da alcuni gruppi politici. Si stima che ad oggi circa il 14,3% dei cittadini svedesi sia nato fuori dall’unione Europea e che in totale vi sia circa il 35,4% della popolazione residente immigrata che pur non essendo cittadina svedese gode di tutti i vantaggi sociali ed economici. La maggioranza degli immigrati in Svezia è di religione musulmana (circa 500.000) il che ha provocato diversi problemi anche tra gli stessi musulmani. Infatti, secondo dati diffusi dal Governo svedese, tra di loro si sarebbero circa 255.000 sunniti, circa 15.000 sciiti e altri di varie confessioni (Ahmadiya , Alevi e altre minoranze) che spesso si trovano a combattere tra di loro sia per ragioni religiose che per il controllo del lucroso traffico di stupefacenti.

Campagna contro la violenza sulle donne islamiche
Campagna contro la violenza sulle donne islamiche

Fino al 2012 gli svedesi credevano che l’islam professato in Svezia fosse “diverso” e che rispettasse appieno tutti i Diritti, tanto che le moschee e le associazioni islamiche ricevono forti contributi statali. Poi una servizio della SVT svelò invece che non era così. Per esempio si venne a sapere che i musulmani svedesi, anche quelli nati e cresciuti in Svezia, attuavano una fortissima discriminazione verso le donne. Gli Imam che in pubblico sostenevano di rispettare tutti i Diritti, nel chiuso delle moschee durante i loro sermoni sostenevano invece che “le donne erano tenute a dormire e a far sesso con i loro mariti anche se non volevano, che dovevano accettare di essere picchiate e che se avessero denunciato i maltrattamenti subiti alla polizia sarebbero state duramente punite”. Questo sollevò non poche polemiche in merito al finanziamento pubblico alle istituzioni islamiche che tuttavia non ha subito contraccolpi. Ora si viene a sapere che il traffico di stupefacenti e altre forme di criminalità sono in mano alle bande islamiche, bande perfettamente organizzate e divise in modo settario a seconda del credo religioso. Nello scorso mese di ottobre la polizia svedese ha rilasciato un rapporto nel quale affermava, senza tanti giri di parole, di aver perso il controllo di almeno 55 importanti aree urbane prevalentemente in mano a bande criminali islamiche. E adesso tornare indietro appare impossibile.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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