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Non c’è niente di politico nella questione palestinese. Tutto si riduce a mero business e al sostegno al terrorismo. Nessun reale interesse per le sorti della popolazione palestinese o per i loro diritti ma solo uso strumentale della questione palestinese per arricchimento personale o per finanziare il terrorismo che mira alla distruzione di Israele.

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Mentre i Governi occidentali sono impegnati nella lotta al terrorismo islamico continuano imperterriti a finanziare la ANP (Autorità Nazionale Palestinese) di Abu Mazen il quale dopo aver promesso che non avrebbe usato i soldi occidentali per pagare gli stipendi dei terroristi palestinesi arrestati si rimangia tutto e con un vero e proprio inganno usa proprio il denaro donato dall’occidente per lo sviluppo della Palestina per finanziare il terrorismo palestinese.

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Il business della intifada palestinese che avrebbe voluto mettere le mani sul più grande affare economico del Medio Oriente, quello degli aiuti alla Palestina, ha fallito il suo obiettivo, non è riuscito cioè a trasformare la cosiddetta “intifada dei coltelli” in una vera rivolta in grado di ricompattare il mondo arabo dietro alla causa palestinese.

Gentilissima sig.ra Federica Mogherini, ci permettiamo di scriverle per porle alcune domande riguardanti il Medio Oriente e il suo ruolo di Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea. Pur sapendo che le nostre domande non otterranno mai risposta (dovrebbero in quanto lei rappresenta tutti noi e quindi è una nostra “dipendente”, ma siamo troppo piccoli per interessarla) le vogliamo comunque porre, non fosse altro che per affrontare alcuni argomenti “scomodi” che spesso la “stampa ufficiale” evita accuratamente di affrontare o di chiederle.

Ancora ieri il Presidente della ANP (Autorità Nazionale Palestinese), Abu Mazen, piangeva miseria di fronte al Re di Giordania e si lamentava della scarsa cooperazione economica da parte del Governo israeliano. Una litania che ormai il “nano malefico” ripete a memoria senza però mai spiegare a nessuno che fine facciano le centinaia di milioni di dollari in aiuti che arrivano a pioggia sulla Palestina e senza nessuno che si azzardi a chiederglielo.

Dieci anni fa uno tsunami di gigantesche proporzioni colpiva l’Indonesia e decine di altri Paesi in altri continenti (furono colpiti addirittura la Somalia, il Kenya a 4.500 Km di distanza e le onde arrivarono in tutto il Pacifico fino all’Australia e alla California) provocando almeno 230.000 morti. In dieci anni per ricostruire le enormi distruzioni provocate dal terremoto (magnitudo 9.3 e 14 paesi colpiti duramente) e dal successivo tsunami la comunità internazionale ha donato poco più di 13 miliardi di euro, una cifra impressionante.