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Per diversi mesi Israele ha portato avanti trattative segrete con Arabia Saudita e Qatar nel tentativo di disinnescare Hamas in cambio di forti concessioni in merito alla Striscia di Gaza. I tempi erano stretti perché la caduta delle sanzioni all’Iran incombeva e il rischio che il gruppo terrorista che tiene in ostaggio la Striscia di Gaza tornasse sotto l’ala iraniana era molto forte. Con il Qatar si era persino raggiunto un accordo per portare il gas a Gaza. Ora tutto questo lavoro sotterraneo sembra essere stato inutile.

Il massacro di Parigi sarà probabilmente ricordato come il punto di svolta della strategia europea nei confronti del terrorismo islamico. Ora si parla di “guerra” non più solo di “contrasto passivo” al terrorismo islamico e jihadista. Da venerdì sera tutto il mondo è consapevole del rischio che corre, ma soprattutto è consapevole che con queste bestie non si può trattare, non ci si può discutere, non si possono contrastare passivamente, l’unica soluzione è andarli a stanare ed eliminarli.

La terza intifada, che noi chiamiamo più correttamente “Jihad Palestinese”, non riesce a decollare nonostante l’impegno profuso da Hamas, dalla Jihad Islamica e nonostante i tentativi di infiammare le folle da parte di Abu Mazen con l’uso sistematico di bugie. Al momento sembra più un qualcosa di mediatico a uso e consumo dei media occidentali perché quelli arabi non se ne stanno interessando più di tanto, tanto che la chiamano la “intifada dei giovani” quasi a rimarcare che dietro non c’è nessuna vera organizzazione.