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Giovani Tamarrod in piazza. Il volto pulito dell’Egitto

In Egitto non si combatte una battaglia tra chi è contrario alla Fratellanza Musulmana e chi è a favore, in Egitto si combatte una guerra tra estremismo islamico terrorista e democrazia reale, quel tipo di democrazia che era alla base della primavera araba prima che i Fratelli Musulmani con l’aiuto di Barack Obama se ne appropriassero e la trasformassero in un buio inverno islamista.

Quello che sta accadendo in Egitto potrebbe essere l’inizio della fine della Fratellanza Musulmana non solo nel Paese dei faraoni ma anche in tutto il resto del Medio Oriente. Per questo ieri la grande macchina organizzativa dei Fratelli Musulmani si è messa in moto organizzando manifestazioni a favore di Mohamed Morsi in tutto il mondo, dalla Giordania al Pakistan e fino all’Indonesia passando per l’Africa.

Percepiscono il pericolo i Fratelli Musulmani, sanno che in Egitto si gioca buona parte del loro futuro e di quello della loro perversa mentalità fondamentalista. Sanno che se dovesse trionfare finalmente la democrazia gli effetti per la loro politica fondamentalista sarebbero devastanti. A ruota cadrebbero in Tunisia, in Libia, perderebbero potere in Giordania e in Marocco, ma soprattutto ne potrebbe risentire il regime islamico di Erdogan, in Turchia.

Ed è in proprio in Turchia che si è spostato l’epicentro del sostegno all’Islam fondamentalista rappresentato dalla Fratellanza Musulmana, specie dopo che i Paesi del Golfo hanno preso posizione a favore del nuovo Governo egiziano isolando così il Qatar che da anni, con il palese consenso di Obama, attua una vera e propria politica invasiva a favore della Fratellanza Musulmana. Erdogan sta usando tutto il peso della Turchia e dei suoi milioni di emigrati in tutta Europa per ricattare e far pressione sui Governi europei affinché prendano posizione contro il nuovo Governo egiziano. E’ una politica del ricatto e della minaccia, quella turca, che ancora poche settime fa ha dato i suoi frutti. E i Governi europei, uno dietro l’altro, soccombono al ricatto turco e a quello dei petrodollari dell’Emiro del Qatar, non rimangono neutrali e prendono posizione contro il nuovo Governo egiziano fornendo di fatto alla Fratellanza Musulmana il pretesto per continuare la sua Jihad contro l’avvento della democrazia.

Non si spiega altrimenti il clamoroso silenzio europeo (e del Vaticano) sulle oltre 70 chiese cattoliche date alle fiamme in Egitto in due giorni di protesta della Fratellanza Musulmana, non si spiega altrimenti il precedente silenzio sulle misure antidemocratiche e contro i Diritti Umani che Mohamed Morsi ha tentato di introdurre in Egitto e sulle sue più che palesi violazioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quegli stessi Diritti Umani che oggi i governati europei dicono essere violati dal nuovo Governo egiziano (che delusione la Bonino come Ministro degli Esteri, davvero una delusione).

In Egitto non si combatte per Mohamed Morsi, in Egitto si combatte una battaglia contro l’integralismo islamico violento, sanguinario e prepotente. Se la democrazia trionferà ci sarà qualche possibilità di uscire dal ricatto globale dell’Islam integralista. Se diversamente trionferanno i Fratelli Musulmani, allora si aprirà uno dei capitoli più bui della storia e assisteremo a fatti talmente violenti che in confronto quelli che avvengono in Siria sembreranno uno scherzo. E se ciò avverrà i politicanti europei e Barack Hussein Obama avranno tutto quel sangue sulle loro mani.

Adrian Niscemi

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E’ sempre molto difficile analizzare a caldo situazioni come quella che sta avvenendo in Egitto. Si rischia di essere smentiti nel giro di mezza giornata tanto è volatile e imprevedibile la situazione stessa. Tuttavia sui fatti in Egitto possiamo perlomeno cercare di partire nell’analizzare le cose certe, cioè quelle che difficilmente potranno essere smentite.