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E dopo lunghissimi mesi di immobilità, finalmente l’ONU ha scoperto che esiste un “problema Mali”. Ieri con un voto unanime il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato la presa di potere dei gruppi islamici nel Mali del Nord, ha chiesto la cessazione immediata e incondizionata delle ostilità da parte di gruppi ribelli e ha manifestato la sua disponibilità a prendere in considerazione il dispiegamento di una forza di stabilizzazione.

Lo scorso 13 giugno avevamo lanciato l’allarme sulla distruzione della città patrimonio dell’umanità di Timbuktu da parte del gruppo islamista legato ad Al Qaeda di Ansar Dine, allarme chiaramente ignorato dalla comunità internazionale. Oggi rilanciamo confermando al mondo la distruzione di uno dei più importanti santuari della “città dei 333 santi”.

Da molti mesi il Mali è praticante diviso in due. Al sud il Governo legittimo, al nord l’autoproclamato “Stato islamico del Nord Mali” in mano agli estremisti islamici di Ansar Dine e ai ribelli Tuareg. Proprio al nord l’ignoranza e la violenza islamica stanno distruggendo uno dei più importanti patrimoni dell’Umanità: Timbuktu.

Occupata a marzo dai ribelli Tuareg ben presto la città, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è stata letteralmente invasa dalle milizie islamiche di Ansar Dine che hanno dato il via ad una spirale di violenze contro la popolazione (stupri, torture e uccisioni sommarie) senza precedenti e di cui avevamo dato notizia il 5 aprile. Non paghi delle immani violenze sulla popolazione gli estremisti islamici, da buoni osservanti, hanno iniziato a distruggere letteralmente la città.

Timbuktu,conosciuta anche come “la città dei 333 santi” è ricchissima di santuari e di tesori storici. Il problema sono proprio i santuari che gli estremisti islamici voglio distruggere in quanto non appartenenti alla loro religione, un po’ come fecero i talebani con le statue del Budda in Afghanistan. E la distruzione è iniziata, costante  e sistematica. Secondo fonti dell’UNESCO diversi santuari sono stati saccheggiati e dati alle fiamme.

Ma i salafiti di Ansar Dine non si limitano solo a distruggere i monumenti storici. Dopo aver imposto la Sharia hanno iniziato a incendiare tutti i bar e i locali della città, spesso collocati in edifici storici di incredibile bellezza. E ora a preoccupare gli esperti dell’UNESCO sono le centinai di manoscritti rarissimi custoditi nei santuari e in altri siti storici. Rischiano di essere bruciati perché “non islamici”.

Intendiamoci, la tragedia umana che sta vivendo il Nord del Mali è ben più grave dei danni ad un capolavoro come Timbuktu, ma non potevamo esimerci di dare notizia anche di questo ulteriore scempio islamico.