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conflitto arabo-israeliano

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Nell’annoso conflitto arabo-israeliano la retorica della terra in cambio di pace, cioè della cessione da parte di Israele di terra in cambio di una promessa di pace, è la più dura a morire nonostante sia ampiamente provato che la formula non funziona come dimostra il caso della Striscia di Gaza restituita da Israele agli arabi nel 1994 e passata quasi subito sotto il controllo di Hamas che ne ha fatto un trampolino di lancio per guerre e attacchi contro Israele.

Come cambia il mondo arabo ce lo svela un sondaggio condotto dall’istituto Asda’a Burson-Marsteller e le sorprese non sono poche, a partire dal conflitto arabo-israeliano che non viene più percepito dai mondo arabo come il problema principale per il Medio Oriente ma slitta per la prima volta al settimo posto come fonte di preoccupazione per i giovani arabi.

Quando nel 1948 nacque lo Stato di Israele circa 800.000 ebrei vennero cacciati dai Paesi arabi dove vivevano da generazioni e furono costretti a reinsediarsi da altre parti. Come ogni profugo del mondo si adattarono e ripresero in mano la loro vita. Così non fu per gli arabi che volontariamente se ne andarono da Israele, circa 700.000 che al contrario degli ebrei dopo oltre 70 anni vivono ancora alle spalle della comunità internazionale senza pensare minimamente di dover crearsi una propria vita e un proprio futuro.