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Non vorremmo che la politica estera di Donald Trump sia solo parole e Twitter. Non vorremmo che dopo i roboanti annunci pre-elettorali sul trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, intenzioni finite nel dimenticatoio, anche quelle relative all’accordo sul nucleare iraniano finiscano per fare la fine di quel trasferimento tanto annunciato, che rimangano cioè solo dei Twitt.

Sulla minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord e dall’Iran e sui collegamenti tra Pyongyang e Teheran interviene oggi sulle pagine di Yedioth Ahronoth una firma importante del giornalismo israeliano, l’analista Alex Fishman, il quale fa una analisi molto attenta e precisa, persino ovvia. Peccato che quanto afferma Fishman non sia ovvio per coloro che ancora sostengono l’accordo sul nucleare iraniano.

Guardi alla Corea del Nord, ai suoi test nucleari e balistici e vedi il futuro che ti aspetta con l’Iran. Eppure la diplomazia internazionale continua imperterrita a ignorare le gravi minacce che arrivano da Teheran, minacce rivolte direttamente a Israele e indirettamente al mondo intero perché destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente come sta facendo Teheran è una minaccia globale più che locale.

Riceviamo e pubblichiamo da Emad Nasimi – Secondo la narrazione dell’ideologia khomeinista lo Stato ideale al quale i musulmani dovrebbero aspirare è quello del califfato di Ali ibn Abi Talib, genero di Maometto e primo Imam dello Sciismo. Ma di recente i fanatici khomeinisti iraniani, pur senza abbandonare il sogno del grande califfato globale, hanno cambiato direzione o quantomeno aspirazione. Il loro “modello ideale” di Stato non è più quello del primo Imam dello Sciismo ma è diventato quello rappresentato dalla Corea del Nord e dal Venezuela, giudicati dalla stampa vicina agli Ayatollah iraniani due mirabili esempi di lotta contro il Grande Satana, il termine con il quale nella terminologia islamo-fascista degli Ayatollah vengono definiti gli Stati Uniti.