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Riceviamo e pubblichiamo da Emad Nasimi – Secondo la narrazione dell’ideologia khomeinista lo Stato ideale al quale i musulmani dovrebbero aspirare è quello del califfato di Ali ibn Abi Talib, genero di Maometto e primo Imam dello Sciismo. Ma di recente i fanatici khomeinisti iraniani, pur senza abbandonare il sogno del grande califfato globale, hanno cambiato direzione o quantomeno aspirazione. Il loro “modello ideale” di Stato non è più quello del primo Imam dello Sciismo ma è diventato quello rappresentato dalla Corea del Nord e dal Venezuela, giudicati dalla stampa vicina agli Ayatollah iraniani due mirabili esempi di lotta contro il Grande Satana, il termine con il quale nella terminologia islamo-fascista degli Ayatollah vengono definiti gli Stati Uniti.

Al di la delle opinioni personali sulla scelta di rimuovere i metal detector dall’ingresso del Monte del Tempio a Gerusalemme, dai recenti fatti accaduti a seguito della decisione israeliana di aumentare i controlli dobbiamo trarre una importante lezione: i musulmani non sono uguali agli altri.

Non siamo noi a dirlo, solo loro a certificarlo con una sorta di autodenuncia che oggi l’editorialista di Yedioth Ahronoth, Ben-Dror Yemini, definisce “sindrome delle basse pretese”, una sorta di sindrome di inferiorità che spinge i musulmani a isolarsi rispetto al resto del mondo, rispetto al progresso, rispetto alla civiltà, una sindrome che quando evidenzia la loro arretratezza rispetto al mondo civile e ne sancisce l’impossibilità alla coesistenza sfocia nella violenza più bieca nei confronti di chi non è arretrato come loro.

La religione di pace ieri sera ha abbracciato Manchester, già, sempre la stessa religione di pace che non ammazza innocenti, ma punisce i peccatori, gli infedeli, coloro che con il loro atteggiamento offendono un Dio così misericordioso da chiedere la testa di coloro che non lo seguono, di coloro che non fanno quello che la sua religione di pace vuole.

Questa Europa sta cadendo sotto i colpi dell’avanzata islamica e di una pressione migratoria senza precedenti. Il ritorno prepotente di movimenti nazionalisti non è il frutto di una evoluzione del sistema ma è un involuzione dovuta più che altro a un errato concetto di progressismo che negli ultimi anni ha portato all’eccesso il concetto di “accoglienza” e di “integrazione” senza tuttavia che vi siano i presupposti per una simile visione.