Tensione tra Israele e USA dopo il discorso di Netanyahu all’Onu

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Quello che ha detto ieri il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, all’Assemblea Generale dell’Onu era largamente prevedibile. Israele non crede alle aperture iraniane, né crede che il programma nucleare iraniano sia a scopi pacifici. Le prove del contrario sono tante e incontestabili.

Netanyahu le ha elencate una ad una a partire dai reattori ad acqua pesante per il plutonio, alle strutture segrete fino alle centrifughe di nuovissima generazione, tutte cosa che hanno poco a che fare con un programma civile trasparente e pacifico. Per questo ha invitato il mondo a non credere alle parole di Hassan Rohani, “un lupo travestito da agnello” lo ha definito Netanyahu. Tuttavia il Premier israeliano non si fa illusioni e si rende conto che il mondo ha voglia di credere alle promesse di Rohani, per questo ha rimarcato che Israele è pronto a difendersi anche da solo e a fare quello che c’è da fare, quello che cioè gli altri non hanno il coraggio di fare.

La posizione espressa da Benjamin Netanyahu è però diametralmente opposta a quella espressa dagli Stati Uniti e da Obama il quale, al di la delle dichiarazioni pubbliche, sta spingendo come un folle per riaprire trattative private tra USA e Iran e ha fatto intendere che l’opzione militare non è più sul terreno. E’ quello che è emerso, secondo il racconto di diversi analisti, dall’incontro tra Obama e Netanyahu che ha preceduto l’intervento del Premier israeliano all’Onu. Obama avrebbe fatto un grosso passo indietro rispetto ad una “credibile minaccia militare” da affiancare alle sanzioni all’Iran. In sostanza avrebbe promesso a Rohani di non minacciare più un intervento armato in cambio della ripresa delle trattative sul nucleare. Questo avrebbe fatto andare su tutte le furie il Premier israeliano.

A peggiorare la situazione tra Israele e Stati Uniti anche un altro retroscena del colloquio tra Obama e Netanyahu, quello relativo ai colloqui con i palestinesi che Obama continua incredibilmente a considerare la priorità delle priorità. Secondo il Presidente americano la chiave della pace in Medio Oriente è il raggiungimento di un accordo tra Israele e Palestina per la nascita di uno Stato Palestinese. Israele considera invece un accordo in tal senso del tutto ininfluente per la stabilità dello scacchiere mediorientale dove le crisi e i motivi di tensione arrivano da ben altri e più seri scenari, dalla Siria all’Egitto. L’insistenza di Obama, quasi un ricatto, sulla vicenda palestinese è ormai diventata una ossessione che nei fatti tende a evitare di affrontare i veri problemi del Medio Oriente, quasi fosse diventata una vera e propria scusa.

In conclusione, dietro all’apparente e cordiale dialogo tra Obama e Netanyahu si celano tensioni fortissime. Israele si sente tradito da questo Presidente “farfallina” che vola di fiore in fiore senza mai decidere veramente cosa fare, il tutto mentre l’Iran si avvicina a grandi passi all’arma atomica.

Adrian Niscemi

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