Il terrorismo islamico colpisce dove il mostro è stato allevato in casa

terrorismo islamico allevato in casa

Ieri sera il terrorismo islamico ha colpito di nuovo la Francia. C’è un filo ben visibile che unisce gli attentati in Francia, in Belgio, in Olanda, in Svezia e prima ancora in Gran Bretagna. Quel filo non si chiama ISIS o Al Qaeda che sono facce della stessa medaglia, quel filo porta il nome di un mostro che ci siamo allevati in casa e che ha saputo approfittare della nostra tolleranza e della nostra accoglienza, un mostro che si è insinuato lentamente ma inesorabilmente nella nostra società usando le nostre leggi e nutrendosi della nostra democrazia per farlo. Quel mostro si chiama islamismo.

Perché l’Italia non è stata ancora colpita dal terrorismo islamico? Quante volte ce lo siamo chiesti? Eppure il nostro Paese è la patria che ospita il Vaticano, cioè la chiesa cattolica. L’Italia è impegnata in diversi teatri di guerra direttamente legati al terrorismo islamico e quindi sarebbe un “obiettivo legittimo” per le bestie islamiste. Al contrario la Svezia, colpita solo pochi giorni fa, non è impegnata in teatri di guerra, non è particolarmente cattolica ed è da sempre aperta e tollerante anche con l’Islam più fanatico. Lo stesso dicasi di Belgio e Olanda. Ecco, la Svezia, il Belgio e l’Olanda sono l’esempio più eclatante di quel filo che unisce i Paesi colpiti dal terrorismo islamico. Questi Paesi hanno in comune l’alta percentuale di immigrati islamici e, soprattutto, hanno in comune la tolleranza portata agli estremi, dalle corti islamiche in Gran Bretagna ai quartieri dove vige la Sharia in Svezia.

Il fatto che i terroristi islamici che hanno colpito questi Paesi non siano arrivati da paesi musulmani ma che, al contrario, siano nati e cresciuti nella nostra accogliente democrazia dovrebbe farci riflettere attentamente sul perché alcuni Paesi sono più colpiti di altri, dovrebbe farci riflettere sui motivi che spingono ragazzi nati e cresciuti in un paese democratico a prendere la via dell’islamismo più fanatico e a uccidere nel nome di Allah.

Se guardiamo la mappa europea che raffigura la presenza islamica in Europa noteremo subito che i Paesi più colpiti dal terrorismo islamico sono proprio quelli dove la presenza musulmana è percentualmente più alta (intorno al 10% della popolazione) mentre quelli per ora risparmiati (come l’Italia) sono quelli che hanno una presenza musulmana sotto al 5%. Non è un caso, tutt’altro, è uno schema. Paradossalmente i più colpiti dal terrorismo islamico sono i Paesi più accoglienti e tolleranti verso l’Islam. Perché? Come può succedere una cosa del genere?

La risposta ce l’hanno data (inascoltati) gli stessi musulmani quando due anni fa riuniti in Norvegia per la “Conferenza di Pace Scandinava” ci avevano ammoni con chiarezza che non esiste un islam moderato e un islam estremista ma esiste un solo islam. Quell’idea occidentale della differenza tra “Islam buono” e “Islam cattivo” è quindi una utopia che esiste solo nella nostra testa. Un solo Islam, una sola legge, la Sharia. Noi occidentali invece continuiamo imperterriti a credere che ci possa essere un islam buono che predica però la Sharia, che già di per se è un ossimoro. Ed è questo che ci frega, che ha fregato i francesi, i belgi e tutti quei Paesi che hanno accolto senza battere ciglio movimenti islamisti che puntano dichiaratamente a introdurre la legge islamica al posto di quella nazionale.

Anche il fatto di poter credere che un musulmano possa in qualche modo rinunciare alla legge islamica e abbracciare al suo posto quella nazionale è solo un miraggio. Provate a chiedere a un musulmano, anche al più moderato, di rinunciare alla Sharia per poter vivere in occidente e vedete cosa vi risponde.

Ed è qui che arriviamo al punto del contendere. Mentre noi mettiamo prima di tutto il rispetto delle leggi, un musulmano mette prima di tutto il rispetto della religione e della legge islamica. Qualsiasi musulmano, anche coloro che condannano il terrorismo islamico. Tra questi ci sono quelli che mantengono la propria idea senza per questo andare a mettere bombe o a fare attentati e ci sono quelli che invece vogliono imporre la legge islamica con la forza. E dove lo fanno? Lo fanno in quei Paesi dove più di tutti hanno ottenuto quello che volevano. La Svezia ne è un esempio lampantissimo.

E così scopriamo che il terrorismo islamico che colpisce l’Europa non arriva da qualche angolo nascosto e buio in Medio Oriente ma nasce in casa nostra. I terroristi islamici li abbiamo allevati noi a pane e democrazia, una cosa che però ad essi non interessa (soprattutto la democrazia). Un esempio lampante di tutto questo ce lo abbiamo proprio dal Medio Oriente, da Israele dove i musulmani godono di ogni Diritto e della meravigliosa democrazia israeliana che però molto spesso odiano. Vengono eletti in Parlamento da dove però lavorano contro il loro stesso Stato, contro la loro democrazia. Glorificano i terroristi arrivando ad elevarli al ruolo di martiri e a gioire quando ammazzano un infedele. In Europa è la stessa cosa. Più libertà ottengono, più tolleranza gli dai e più loro cercano di imporci la Sharia. E’ un percorso, un obiettivo che nemmeno nascondono.

E allora forse è arrivato il momento che in Europa si pensi non a combattere il terrorismo islamico ma l’islamismo. Può sembrare la stessa cosa ma non lo è. I due fenomeni sono legati ma mentre il prima si manifesta in maniera dirompente ed evidente, il secondo è più subdolo, più pericoloso e beneficia delle azioni terroristiche presentandosi come l’alternativa al terrorismo islamico. Non lo è, non lo è affatto. Anzi, l’islamismo è alla base del terrorismo islamico, ne è il serbatoio.

Cominciamo quindi a mettere i puntini sulle i, cominciamo a dichiarare fuorilegge la Sharia, cominciamo a pretendere seriamente che i musulmani si assoggettino alle leggi nazionali e non che le eludano con la scusa del rispetto della legge islamica. Cominciamo a fare una massiccia campagna di educazione civica nelle scuole e a spiegare ai bambini musulmani che Sharia e democrazia sono incompatibili e che se vogliono godere dei benefici della democrazia devono rinunciare alla legge islamica. Nessuno vieta loro di pregare il loro Dio, ci mancherebbe altro, ma finita la preghiera si torna ad essere un cittadino come tutti gli altri, ne musulmano, ne ebreo, né cristiano. Finiamola di allevare mostri e cominciamo ad allevare cittadini.

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