Contro il terrorismo islamico abbiamo già perso (e non lo sappiamo)

Il terrorismo islamico colpisce anche Barcellona e noi ancora siamo li a discutere su come chiamare questo fenomeno invece di pensare a come combatterlo

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Barcellona (e nella notte anche a Cambrils, a sud di Barcellona) sono gli ultimi obiettivi colpiti dal terrorismo islamico e si vanno ad aggiungere alla lunga lista di città europee dove gli adepti della “religione di pace” hanno colpito nell’ultimo anno seminando morte e terrore.

Eppure non sembra che in Europa ci si renda conto di quello che sta accadendo. Si fatica ancora a chiamare il terrorismo islamico con il suo nome, meno che meno si cerca di capire le origini di tanto odio nei nostri confronti e verso il nostro stile di vita. Si preferisce minimizzare, il terrorismo islamico non viene mai chiamato con il suo nome, le mattanze islamiche avvenute in giro per l’Europa sono ridotte ad “azioni commesse da persone depresse” o nella migliore delle ipotesi da “lupi solitari”.

“Loro ci attaccano, ci ammazzano a causa delle nostre convinzioni liberali e democratiche ma i razzisti siamo noi”

Mai, e dico mai, si accosta il termine “Islam” a questo attacco intriso d’odio religioso di cui è vittima l’Europa. Anzi, paradossalmente si preferisce attaccare chi sostiene che alla base di tutto questo male e di tutto questo odio nei nostri confronti ci sia la “religione di pace” additando chi osa dire una cosa del genere con termini che vanno da “islamofobo” a “fascista” passando per “razzista”. Loro ci attaccano, ci ammazzano a causa delle nostre convinzioni liberali e democratiche ma i razzisti siamo noi.

Ieri sera, subito dopo l’attentato di Barcellona, alcuni analisti si chiedevano i motivi che c’erano dietro all’attacco alla Spagna, si chiedevano perché mai il terrorismo islamico avesse attaccato un Paese che non è impegnano in nessun teatro mediorientale, che non ha particolari problemi con il mondo musulmano, che non partecipa a nessuna coalizione antiterrorismo. La domanda è ovvia, come ovvia è la risposta: la Spagna è un Paese occidentale, Barcellona uno dei simboli del modo di vivere occidentale, ogni anno decine di migliaia di giovani si incontrano a Barcellona in quella che è una delle città più cosmopolite d’Europa. Barcellona è un simbolo dell’occidente e quindi un bersaglio da colpire. C’è poco da analizzare, basta aprire gli occhi per capire che il terrorismo islamico non ha bisogno di ragioni particolari per colpire, gli basta che l’obiettivo sia un simbolo dell’occidente.

Ed è questo il punto che ancora non capiamo, è questo il motivo che mi spinge a dire che contro il terrorismo islamico abbiamo già perso: non abbiamo capito che mentre noi parliamo di “integrazione” e di “dialogo tra religioni” a loro non gliene importa nulla. Per loro la religione, la Sharia e la Jihad vengono prima di qualsiasi cosa, prima di qualsiasi dialogo, prima di qualsiasi legge, prima di qualsiasi trattato sui Diritti. Noi cerchiamo di non offenderli e di dialogare e loro per tutta risposta ci ammazzano.

“Perché ho l’impressione che quel marcato silenzio assomigli a un assenso?”

Qualcuno obietterà che non tutti i musulmani sono dei terroristi e che esiste un “islam moderato” con il quale si può e si deve dialogare. Bene, ne sono più che convinto, ma dove sono i “musulmani moderati” quando c’è bisogno del loro aiuto per combattere il terrorismo islamico? Quanti terroristi sono stati arrestati grazie al loro aiuto o all’aiuto di qualche Imam? Quante volte i cosiddetti “musulmani moderati” hanno denunciato un loro correligionario? Quante volte i “musulmani moderati” hanno denunciato con la giusta fermezza gli attentati di cui siamo stati vittime? Se, come dicono alcuni, la maggioranza dei musulmani non ha niente a che vedere con il terrorismo islamico, dove sono questi musulmani quando più forte è il bisogno di sentire la loro voce, quando più forte è il bisogno del loro aiuto? Perché ho l’impressione che quel marcato silenzio assomigli a un assenso?

Se continuiamo ad accettare questo “silenzio assenso” complice del terrorismo islamico rassegniamoci a capitolare, abbiamo già perso la battaglia per le libertà. Se non pretendiamo dall’islam moderato (ammesso che esista) un segnale serio di adattamento alle nostre leggi possiamo anche alzare bandiera bianca. Se non pretendiamo che gli Imam collaborino per individuare i terroristi, invece che coprirli, possiamo anche cominciare ad insegnare ai nostri figli e nipoti i versetti del Corano. Non abbiamo alcuna speranza di vincere, non abbiamo speranza che la democrazia vinca.

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