Società e cronaca

Terrorismo islamico, hamburger e patate fritte

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Per giorni Obama si è rifiutato di definire un atto di terrorismo islamico l’attentato di San Bernadino. Ha cercato in tutti i modi di non chiamarlo con il suo vero nome. Solo alla fine è dovuto capitolare all’evidenza dei fatti.

Il post-attentato di San Bernardino è lo specchio esatto della politica di Obama e della politica dell’Unione Europea guidata da Federica Mogherini. Sembra che la parola d’ordine sia “minimizzare”, non creare panico, non ventilare una guerra di religione neanche di fronte alle evidenze. Sembra quasi che ammettere di avere il terrorismo islamico in casa sia diventata una bestemmia. Eppure è così, il terrorismo islamico ce lo abbiamo in casa, li abbiamo cresciuti noi i terroristi delle stragi di Parigi e quelli di San Bernardino, li abbiamo accolti, istruiti, pagati, agevolati in ogni modo solo per essere ripagati con raffiche di mitra. E il fatto tragico è che continuiamo a farlo, continuiamo ad accoglierli, a sfamarli, a istruirli e ad agevolarli in ogni modo con la recondita speranza che non ci ripaghino a suon di bombe e raffiche di mitra.

E’ inutile andare a combattere il terrorismo islamico in Siria o in Iraq se prima non combattiamo quello che abbiamo in casa. Lo so, è dura ammettere di aver sbagliato tutto, ammettere che abbiamo un problema molto serio con l’Islam e con i musulmani cresciuti ad hamburger e patate fritte ma fermamente legati alla Sharia e alla Jihad. Aspettiamo di sapere chi è l’accoltellatore di Londra, ma sono convinta che anche in quel caso sarà un terrorista cresciuto da noi, magari pure ben integrato.

E’ stucchevole dover ascoltare analisti, giornalisti, intellettuali ed esponenti delle associazioni musulmane che ci raccontano la favoletta che “è tutta colpa nostra”, che è colpa del colonialismo, delle guerre di Bush, che è colpa del conflitto israelo-palestinese come se tutto si decidesse sulle rive del Giordano. Quando l’11 settembre 2001 gli aerei si schiantarono sulle torri gemelle non c’era la guerra in Afghanistan, non c’era l’invasione dell’Iraq. Quegli arabi ben istruiti e ricchi di famiglia non pensavano certo al conflitto israelo-palestinese mentre guidavano gli aerei contro i loro obiettivi. Questa guerra non l’abbiamo cominciata noi, l’hanno cominciata loro. Che poi, dopo, si siano fatti molti errori è un altro paio di maniche, ma dimenticare chi è perché ha cominciato questa guerra di religione non è solo patetico è un esercizio di malafede.

Ed è malafede non ammettere che il terrorismo islamico moderno è cresciuto in casa nostra nutrendosi del nostro cibo e dei nostri soldi, è malafede non ammettere che tra noi occidentali e il mondo islamico c’è un problema serio di convivenza, non certo per colpa nostra. E’ malafede e ipocrisia cercare maldestramente di nascondere una verità che è davanti agli occhi di tutti, quella che non è possibile alcuna integrazione con chi mette il Corano davanti alle leggi nazionali e ai Diritti. E se anche mangiano hamburger e patate fritte rimangono sempre della loro idea.

Scritto da Carlotta Visentin

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