Terrorismo palestinese da esportazione. Un rischio per l’Europa

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E’ imbarazzante come l’occidente sottovaluti il terrorismo palestinese nonostante questo non sia rappresentato solo da Hamas o dalle frange estremiste di Fatah. Il terrorismo palestinese infatti non colpisce solo in Israele ma anche in Libano, in Giordania, in Egitto e persino in Siria che fino a due anni fa era il rifugio dei leader di Hamas.

Tra i più colpiti dal terrorismo palestinese ci sono senza dubbio il Libano e l’Egitto. Ne è una prova l’arresto avvenuto ieri in Libano di Naim Abbas, uno dei terroristi palestinesi più pericolosi, a capo di una cellula affiliata ad Al Qaeda, la Islamic State in Iraq and Levant (ISIL) e legato a doppio filo sia alla Jihad Islamica che opera a Gaza che ad Hamas. Naim Abbas è considerato la mente degli ultimi attentati avvenuti in Libano e direttamente legato ai gruppi che operano nel Sinai e che si sono resi responsabili di diversi attentati in Egitto. L’arresto è avvenuto a Beirut ma il terrorista palestinese veniva dal campo di Ain al-Hilweh, una vera e propria fucina di terroristi da inviare in tutto il Medio Oriente e in Europa.

Che i cosiddetti “campi profughi” palestinesi in Libano siano una vera e propria fabbrica di terroristi da inviare in molti i teatri lo sanno tutti, compresi i servizi di intelligence occidentali che infatti stanno monitorando attentamente il flusso dei richiedenti asilo palestinesi in Europa. Il timore è che tra i veri profughi, magari siriani, si nascondano cellule terroristiche palestinesi. E’ un allarme molto diffuso anche in tutto il Medio Oriente. In Giordania il numero dei palestinesi nei campi profughi è cresciuto in maniera esponenziale e non tutti arrivano dalla Siria. Per questo le autorità giordane hanno dato il via a una sorta di censimento dei palestinesi (per altro mai censiti o censiti male anche dal UNRWA). Un alto esponente del Governo giordano una settimana fa sosteneva che «sembra di essere tornati ai tempi di Settembre Nero». Intanto l’Egitto sta decidendo se chiudere le proprie frontiere ai palestinesi che affermano di provenire dalla Siria. Ci sono prove che dietro agli ultimi attentati avvenuti in Egitto ci sia il terrorismo palestinese.

Chi beneficia del terrorismo palestinese?

La domanda non ha una risposta univoca. Praticamente tutti gli Stati canaglia e i grandi gruppi del terrore approfittano del terrorismo palestinese. Lo stesso Hamas nel giro di un paio di anni ha cambiato idea diverse volte, passando da protetto dell’Iran (attraverso la Siria) a nemico di Assad sotto l’ombrello della Fratellanza Musulmana egiziana. Adesso che i Fratelli Musulmani egiziani sono caduti stanno tornando all’ovile iraniano. In questo continuo cambio di posizioni il terrorismo palestinese ha un ruolo fondamentale perché fondamentalmente non è al servizio di una ideologia, ma di coloro che offrono di più. Per fare un esempio, proprio ieri è emersa la notizia di una collaborazione tra Hamas ed Hezbollah per quanto riguarda la sicurezza dei campi profughi palestinesi in Libano con la garanzia del gruppo terrorista libanese che nessuno sarebbe entrato in quei campi a patto che sarebbero rimasti neutrali. Il fatto incredibile è che questa notizia arriva proprio il giorno in cui con l’arresto di Naim Abbas si dimostra che quei campi non sono affatto neutrali. Questo per dire che il terrorismo palestinese non ha una vera e propria linea di condotta ma si presta al miglior offerente. Questo lo rende estremamente pericoloso e soprattutto adattissimo a un tipo di terrorismo da esportazione attraverso il quale fare pressione su Stati o entità (la Unione Europea per esempio  è una entità) che non si pieghino alle volontà degli Stati canaglia.

Il rischio per l’Europa e per il Medio Oriente

Ammantati da una sorta di alone di perenni vittime, i terroristi palestinesi possono usufruire di una certa libertà di movimento e per questo insinuarsi ovunque, dagli Stati arabi che accolgono i profughi siriani all’Europa che gli accoglie a braccia aperte e senza battere ciglio, spesso senza nemmeno controllare da dove provengano. E’ come mettersi una serpe in seno pronta a morderti quanto meno te lo aspetti. E per l’Europa il rischio è ancora più alto perché oltre che a essere ben organizzato il terrorismo palestinese si mette veramente al servizio di chiunque è può diventare non solo un importante mezzo di pressione, ma una vera e propria arma in mano di chiunque voglia imporre all’Europa le proprie politiche. Lo stiamo già vedendo in Medio Oriente quanto “flessibile” sia il terrorismo palestinese. Metterselo in casa è un vero e proprio suicidio.

Noemi Cabitza

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