Terrorismo sui social media: la Francia cerca un accordo con Facebook, Twitter e Google

Il Ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve, si è recato ieri in visita alla Silicon Valley dove ha incontrato i vertici di Facebook, Twitter e Google con i quali ha cercato un accordo per rimuovere le pagine che inneggiano al terrorismo islamico, al razzismo e all’antisemitismo e per una maggiore collaborazione nell’identificare i gestori e gli utenti di queste pagine senza la lunga trafila necessaria oggi.

«Ho sottolineato che quando è in corso una inchiesta o vi è la necessità di rimuovere velocemente una pagina o un account che inneggia al terrorismo e alla violenza religiosa, non possiamo passare per la strada burocratica e muoverci da Governo a Governo, ma dobbiamo interagire direttamente con i social media» ha detto Bernard Cazeneuve alla stampa dopo l’incontro con i big del settore. «E’ molto importante avere una piena e tempestiva collaborazione» ha poi aggiunto.

I tre colossi del web si sarebbero detti disponibili a collaborare con i funzionari francesi e con quei Governi che ne faranno richiesta, tuttavia per il momento l’accordo è solo di tipo verbale e non c’è nulla di più concreto.

Di recente sia l’ISIS che altri gruppi terroristici oltre alla vasta galassia antisemita, stanno usando in maniera massiccia e proficua i social media e molto raramente succede che Facebook e Twitter rimuovano pagine e account a seguito di segnalazioni degli utenti o delle autorità. Più tempestiva sembra essere Google nella rimozione di link e di video che inneggiano al terrorismo, ma anche in questo caso la rimozione arriva spesso quando i video o i link sono già diventati virali.

Nell’era del web e della comunicazione di massa un accordo come quello che sta cercando di raggiungere la Francia che coinvolga i maggiori social media nella lotta al terrorismo, se allargato a tutti gli Stati diverrebbe senza dubbio una ottima arma di contrasto al terrorismo mediatico e al proselitismo via web.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Lila C. Ashuryan

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