Test nucleare in Corea del Nord: l’Iran gioisce. Obama apra gli occhi

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“Un terzo test nucleare è stato effettuato con successo”. Con queste stringate parole l’agenzia di stampa ufficiale, Korean Central News, ha comunicato al mondo che la Corea del Nord aveva effettuato il suo terzo test nucleare andando contro le risoluzioni ONU e in barba alle sterili minacce americane.

Secondo diverse fonti al test avrebbero assistito anche alcuni ingegneri nucleari iraniani, da mesi in Corea del Nord per specializzarsi in armi atomiche e vettori a lunga gittata. Era stata l’agenzia giapponese Kyodo News Agency a riferire per prima che tecnici iraniani erano in Corea del Nord, notizia poi confermata da diverse fonti di intelligence e infine anche da fonti iraniane. Non è un caso che tra i primi a congratularsi con la Corea del Nord per il successo di questo terzo test nucleare ci siano proprio i vertici di Teheran.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha convocato per oggi una riunione di emergenza allo scopo di discutere quali iniziative prendere contro la Corea del Nord, iniziative che però oltre ad essere tardive vedranno certamente l’opposizione della Cina che, nonostante abbia condannato il test nucleare nordcoreano, non toglierà il suo appoggio a Pyongyang.

La questione nordcoreana riporta prepotentemente alla ribalta la discussione sulla effettiva efficacia delle sanzioni. La Corea del Nord è andata avanti come un treno sul suo programma nucleare nonostante le pesantissime sanzioni applicate dalla comunità internazionale. Così sta facendo anche l’Iran che, nonostante le sanzioni, procede imperterrita verso la costruzione della bomba.

Questo terzo test nordcoreano dovrebbe quindi fare aprire gli occhi al Presidente Obama, il quale continua a sostenere la via delle sanzioni e dei negoziati con l’Iran, una via chiaramente fallimentare visto che Teheran non ha affatto rallentato la sua corsa al nucleare e dimostra di non temere affatto le sanzioni. Se a tutto questo ci aggiungiamo la presenza di tecnici iraniani in Corea del Nord, è impossibile che un campanello di allarme non suoni nella zucca di Obama. Di certo il campanello di allarme è suonato molto forte a Gerusalemme dove si teme seriamente che l’Iran stia arrivando alla linea di non ritorno, cioè al suo primo test nucleare.

La Corea del Nord dimostra nei fatti che le sanzioni sono inutili contro regimi autoritari e violenti e che si riversano solo sulle popolazioni e non sui programmi che vogliono colpire. L’Iran non fa eccezione a questa regola ormai più che provata. Per questo diventa sempre più necessario riconsiderare con urgenza la strategia per impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Attendere ancora oltre potrebbe voler dire dover accettare che l’Iran diventi una potenza nucleare con imprevedibili sviluppi in Medio Oriente e nel mondo intero.

Sharon Levi

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