Tregua Gaza: per Hamas una sconfitta su tutti i fronti, per Israele una non vittoria

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La tregua illimitata accettata ieri sera da Israele e dalle fazioni palestinesi è per Hamas una sconfitta politica prima ancora che militare. Questo non vuol dire che sia una vittoria per Israele, almeno sul piano politico, ma almeno per il momento lo Stato Ebraico sembra potersi concentrare su problemi forse più gravi di quelli rappresentati da Hamas (ne parleremo in separata sede).

La tregua

Partiamo, molto in breve, dalla tregua accettata dalle parti. E’ la stessa proposta sin dall’inizio dall’Egitto e rifiutata da Hamas per lunghe settimane. Non cambia di una virgola. Controllo del valico di Rafah alla ANP che di fatto rimette piede nella Striscia da Gaza dopo quasi otto anni, allargamento della zona di pesca da tre a sei miglia, apertura dei valichi per permettere l’ingresso di aiuti umanitari. Nessuna concessione su porto e aeroporto né sulla fine del blocco marittimo. Nessuna concessione su prodotti a doppio uso. Questo in breve l’accordo accettato dalle parti. Quindi per Hamas (e per i suoi alleati, Turchia e Qatar) è una sconfitta politica non indifferente.

La sconfitta militare di Hamas

Militarmente Hamas è ridotto ai minimi termini. La rete di tunnel costruiti in tanti anni è stata praticamente distrutta. Oltre mille miliziani uccisi (checché ne dicano i numeri ufficiali), centinaia di miliziani catturati, i capi militari uccisi, l’arsenale di missili e armi pesanti ridotto al lumicino. Tutti i grandi piani terroristici saltati. La sua avanguardia in Cisgiordania decimata dagli arresti. Per i terroristi di Hamas è un colpo mortale, forse decisivo se adesso la ANP e l’Egitto faranno la sua parte come segretamente promesso a Israele. E non dimentichiamo che l’idea della guerra come metodo per riacquistare prestigio tra la popolazione di Gaza è probabilmente fallito.

La sconfitta politica di Hamas, Turchia e Qatar (e Stati Uniti)

A parte la sconfitta militare c’è quella politica, forse addirittura più pesante di quella militare. Hamas è stato costretto ad accettare il piano egiziano nonostante il fermo diniego dei due alleati di ferro, in particolare del Qatar. Non solo rimane tutto come prima (salvo alcune concessioni di poco conto) ma l’affido del valico di Rafah alla ANP è politicamente una sconfitta sonora per Hamas, forse decisiva. Lo vedremo con il tempo. Per ora gli unici vincitori sono il Presidente egiziano, Abd al-Fattah al-Sisi, e il Presidente della ANP, Mahmud Abbas (Abu Mazen). Letteralmente umiliati gli Stati Uniti, la Turchia e il Qatar. Qualcuno direbbe che abbiamo visto il ritorno sulla scena della politica araba, quella stessa politica che l’assurda strategia di Obama aveva letteralmente distrutto. E non dimentichiamo il ruolo della Giordania che dietro le quinte ha lavorato alacremente per questo cessate il fuoco anche se va detto che nel farlo aveva i suoi interessi.

La non vittoria di Israele

Anche se militarmente gli attacchi israeliani hanno avuto successo e sfiancato Hamas e la Jihad Islamica, politicamente non si può parlare di vittoria da parte di Israele. Hamas ancora è viva anche se poco vegeta. La Jihad Islamica continua a essere presente nella Striscia di Gaza il che vuol dire avere un alleato dell’Iran sul proprio confine. Gerusalemme ha dovuto fare alcune concessioni anche se minimali. Il Governo israeliano è fortemente diviso al suo interno con i Ministri degli esteri,Avigdor Lieberman, dell’economia, Naftali Bennett e degli interni, Yitzhak Aharonovich, fortemente critici con Netanyahu e contrari a qualsiasi tregua che non avesse previsto la smilitarizzazione della Striscia di Gaza e l’annientamento totale di Hamas. Il Governo ne esce con le ossa rotte. A difesa della linea di Netanyahu va detto però che probabilmente Israele nelle prossime settimane si troverà ad affrontare problemi ben più grossi di quelli rappresentati da Hamas, primi fra tutti il nucleare iraniano e l’avanzata dell’ISIS ( anche di questo ne parleremo più approfonditamente). Rimane il fatto che Hamas ancora è nella Striscia di Gaza ed è fortemente improbabile che rinunci alla sua volontà di distruggere Israele. Per cui sarà assolutamente necessario continuare a mantenere il blocco sulla Striscia di Gaza. Il tutto ammesso che questa volta Hamas rispetti il cessate il fuoco e che non faccia come le altre 11 volte nelle quali ha sistematicamente infranto i cessate il fuoco.

Concludendo, non siamo particolarmente contenti di questa tregua che, a nostro parere, concede respiro ad Hamas senza distruggerlo completamente. Ma cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, i terroristi palestinesi sono ridotti ai minimi termini e se l’Egitto e la ANP sapranno giocare bene le carte che hanno in mano, quello che non ha raggiunto l’attacco militare lo potrebbe raggiungere la politica, il che sarebbe ancora più devastante per Hamas. Staremo a vedere nelle prossime settimane. Per il momento sembra essere tornata la pace mentre nell’orizzonte di Israele si addensano altri nuvoloni carichi di guai.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Miriam Bolaffi

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