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Donald Trump sarà quindi il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Quasi certamente (è sicuro) si troverà di fronte Hillary Clinton, ex first lady ed ex Segretario di Stato di Obama, due visioni della politica interna e soprattutto estera diametralmente opposte.

Donald Trump viene descritto dalle sinistre mondiali, non solo dai democratici americani, come uno xenofobo, razzista, guerrafondaio e pericoloso estremista ma è stato preferito a candidati più “moderati” proprio grazie alle sue idee “estremiste”. Il fatto che la vittoria di Trump sugli altri candidati sia stata schiacciante e non sul filo di lana la dice parecchio lunga sulla percezione che hanno gli elettori repubblicani in merito alla disastrosa politica di Obama e sulla sua possibile continuazione attraverso la Clinton. Trump è la reazione dell’America profonda a otto anni di amministrazione Obama che hanno reso l’America e il mondo intero estremamente insicuri e in balia di bande di criminali islamici.

L’aumento della percezione di pericolo è la causa principale della scelta degli elettori repubblicani americani. Parlando con l’elettore medio repubblicano, quello che per intenderci vive nelle città e non nell’America profonda, ti rendi conto che in fondo avrebbe preferito qualcuno di più moderato di Trump ma che alla fine ha scelto il cambio radicale rispetto alla politica di Obama perché si rende conto che ad eventi eccezionali occorre rispondere con politiche eccezionali. Questa percezione diventa netta nella provincia americana dove cioè Trump ha letteralmente dilagato.

Sul banco degli imputati c’è il progressismo dilettantesco di Obama, un progressismo troppo spinto sia a livello interno che a livello internazionale e che è direttamente responsabile degli immani macelli a cui assistiamo. A questo va aggiunto una “politica del sotterfugio” implementata dalla casa Bianca che mano a mano che passa il tempo diventa sempre più evidente e poco comprensibile. Accordi segreti sul nucleare con l’Iran, primavere arabe fallite e che hanno scatenato conflitti di inaudita violenza, alleanze storiche e salde come quelle con Israele ed Arabia Saudita mandate letteralmente all’aria per ragioni che onestamente nessuno riesce a capire. E non che a livello interno vada tanto meglio. Il debito pubblico americano con Obama è cresciuto a dismisura e prima o poi la bomba scoppierà. Gli studenti americani per poter frequentare le università sono costretti a contrarre debiti che si portano dietro per anni e che impediscono loro di formare una famiglia (qui un interessante articolo del Sole 24 ore che spiega come lo student debts sia aumentato sotto Obama) mentre l’economia, seppur in ripresa, fatica a uscire dalla crisi. La sicurezza interna percepita come un eufemismo è l’ultima delle responsabilità che vengono accreditate alla amministrazione Obama. Quando il progressismo diventa troppo spinto e implementato con troppa superficialità la risposta naturale è il populismo e il conservatorismo. Trump ha saputo canalizzare il malcontento (non solo di destra) e gli analisti che dai loro comodi uffici lo danno già perdente nello scontro con Hillary Clinton farebbero bene a considerare quanto la politica di Obama sia percepita come dannosa prima di vedere una donna alla Casa Bianca.

L’ascesa di Trump, basata certamente anche su iperboli politiche abilmente sfruttate, deve far riflettere anche i cosiddetti “progressisti” italiani ed europei. Quella percezione del “è tutto sbagliato” unita a una forte percezione di insicurezza non è solo una caratteristica americana. Anche in Italia (ed in Europa) il malcontento cresce, tanto da oscurare anche le cose fatte bene. La gente comune (non solo di destra) si rende conto sempre di più che troppo progressismo mette a repentaglio sia la sicurezza interna che quella internazionale, si rende conto che paradossalmente troppi Diritti significa meno Diritti. La questione della immigrazione, cavallo di battaglia di Trump e tra le maggiori responsabili della Brexit, è una delle questioni più rilevanti nel costruire malcontento e insicurezza. Il limite di sopportazione è stato superato da molto tempo mentre attraversiamo un momento in cui gli arrivi viaggiano a una media di diverse migliaia al giorno. La sicurezza interna è messa a dura prova e anche coloro che inizialmente erano favorevoli a una forma di immigrazione controllata, di fronte a questa “invasione” sono costretti a rivedere le loro idee. In questo contesto i vari Trump (che si chiamino Salvini, Le Pen od Hofer) hanno facile gioco a far prevalere le loro idee e non sempre hanno torto. Se la gente si sente minacciata la risposta non può che essere quella di chiudere le porte al progressismo. Non è populismo, come molti dicono, è semplice istinto di sopravvivenza. Se la politica progressista invece di portare benefici porta danno la risposta naturale sono i vari Trump, Salvini, Le Pen e via dicendo. Perché stupirsi di questo? Perché stupirsi se la gente vede in questi personaggi, certamente controversi, l’antidoto alle assurde politiche di una sinistra che ha fatto del troppo progressismo la sua unica politica anche se va a danno dei cittadini?

Ecco perché chi si affretta a dare Trump per perdente potrebbe avere una sorpresa perché, fatti salvi coloro che sono ideologicamente schierati a sinistra, in molti pensano che la soluzione al bruttissimo momento che stiamo attraversando siano le politiche conservatrici in luogo di quelle progressiste. E se in Italia e in Europa non colgono nemmeno questo messaggio allora siamo veramente di fronte a una cieca ideologia politica che non può che portarci a grandi passi verso la rovina.

Scritto da Adrian Niscemi

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1 Comment

  1. Geronimo

    Comunque un altro passaggio importante del discorso di Trump sulla politica estera è riprendere energicamente il rapporto storico e consolidato con Israele e dialogare con la Russia dato che l’Amministrazione Obama ha ridotto ai minimi termini le relazioni specie con Gerusalemme.

Trump è figlio della politica di Obama. Un messaggio anche per l'Italia

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