Tunisia (report): il fuoco Tamarrod cova sotto la cenere islamista

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Solo due giorni fa un attento report di Arezki Daoud sul North Africa Journal prendeva in considerazione l’attuale situazione nei territori interessati dalle cosiddette “primavere arabe” e in particolare analizzava la situazione in Tunisia mettendo l’accento sul conflitto aperto anche se per ora a bassa intensità tra la componente laica da un lato e il partito Ennahda affiancato dai salafiti dall’altro. Con l’omicidio si Mohamed Brahmi avvenuto ieri quel conflitto a bassa intensità rischia ora di trasformarsi in un conflitto vero e proprio.

Mohamed Brahmi, 57 anni, laico, deputato dell’Assemblea costituente, già leader del Movimento del Popolo e da poche settimane coordinatore generale del nuovo partito laico Corrente Popolare, è stato freddato ieri mattina davanti a casa sua, un omicidio che ricorda da vicino quello di Chokri Belaid che lo aveva preceduto alla guida del movimento laico. Un omicidio chiaramente politico che adesso rischia di trasformare la Tunisia in un nuovo Egitto.

Se infatti fino ad oggi i Tamarrod tunisini erano rimasti sostanzialmente in ombra, da ieri la situazione sembra cambiata. Alla notizia dell’omicidio di Mohamed Brahmi centinaia di persone sono scese in piazza e alcune di loro hanno cercato di raggiungere la sede del partito Ennahda e sono stati dispersi dalla polizia che ha usato le maniere forti per farlo. Nella città di Sidi Bouzid i manifestanti sono invece riusciti a raggiungere la sede del partito islamico dandola alle fiamme. Manifestazioni contro Ennahda e contro i salafiti vengono segnalate in tutta la Tunisia mentre per oggi il più grande sindacato tunisino ha indetto lo sciopero generale e si teme che le manifestazioni possano sfociare in scontri aperti tra laici e islamisti. La Tunisair, la compagnia di bandiera tunisina, ha cancellato tutti i voli da e per Tunisi. Duro attacco da parte dei manifestanti anche ai giornalisti del canale satellitare Al Jazeera accusati di diffondere notizie false a favore del partito Ennahda legato alla Fratellanza Musulmana e quindi appoggiato dall’Emiro del Qatar padrone di Al Jazeera. I giornalisti del canale satellitare arabo che volevano riprendere il corpo di Mohamed Brahmi sono stati attaccati dalla folla e costretti a fuggire.

Salafiti pronti allo scontro: contemporaneamente alle tante manifestazioni laiche previste per oggi viene segnalata una forte mobilitazione delle forze salafite alleate al partito islamico al potere. In particolare si segnalano ronde di uomini fortemente armati in alcune città del sud della Tunisia mentre sotto questo aspetto la capitale Tunisi sembra essere apparentemente più tranquilla. Un appello ai miliziani salafiti è stato lanciato via radio da uno dei maggiori leader del movimento estremista islamico tunisino, Seifallah Ben Hassine, il quale ha invitato tutti i “fratelli salafiti” a reprimere nel sangue qualsiasi forma di protesta volta a impedire l’islamizzazione della Tunisia.

I Tamarrod tunisini: fino ad oggi erano rimasti abbastanza in ombra e si erano limitati a un forte attivismo sul web, ma l’omicidio di Mohamed Brahmi li costringe in qualche modo ad accelerare. Ieri sera i canali Twitter e le pagine Facebook collegabili ai Tamarrod tunisini erano letteralmente in fibrillazione. Per oggi sono previste decine di manifestazioni in tutto il Paese. I Tamarrod tunisini, come i loro fratelli egiziani, chiedono la caduta del Governo islamista guidato dal partito Ennahda che si ispira apertamente alla Fratellanza Musulmana e vogliono un Governo laico. In Tunisia però la situazione è diversa rispetto all’Egitto. L’esercito sembra poco propenso a intervenire contro gli islamisti e la polizia è totalmente controllata da Ennahda. Per oggi si prevede che la tensione salirà alle stelle ma difficilmente vedremo una situazione in stile egiziano.

Appelli alla calma arrivano da tutte le parti. La rappresentante della politica estera europea, Catherine Ashton, ha condannato l’omicidio di Mohamed Brahmi ma ha invitato le opposizioni a non trasformare le manifestazioni di protesa in atti di violenza (la Ashton come sempre si scorda degli estremisti islamici che per ora sono gli unici a minacciare violenza). Stesso appello dalle Nazioni Unite.

Un appello gira in queste ore su Twitter ripreso da più parti. L’appello recita: If there is a coup … it will be today .. Everything is aligned perfectly.

Redazione Rights Reporter

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