Turchia in Europa: fondi per milioni ad Ankara, diktat a Grecia e Italia

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La Turchia non è ancora in Europa ma può beneficiare già di cospicui finanziamenti europei per il suo sviluppo, finanziamenti che però vengono negati da Bruxelles ai Paesi membri in difficoltà o quantomeno vengono “condizionati” a particolari vincoli di bilancio che in molti casi strangolano i Paesi coinvolti.

Oggi a Bruxelles si deciderà quanti fondi attribuire alla Turchia in base capitolo 22 del testo per la politica regionale, lo sviluppo e i beni strutturali, un testo che viene usato per porre determinati vincoli ai finanziamenti attribuiti ai Paesi che hanno fatto domanda di adesione all’Unione Europea. Solo che generalmente questi fondi vengono elargiti solo successivamente a quella che viene definita “pre-adesione” e per quanto ne sappiamo noi sulla pre-adesione della Turchia ancora è in corso una accesa discussione.

Perché allora l’Unione Europea elargisce fondi per lo sviluppo alla Turchia quando paesi membri come la Grecia, il Portogallo ma anche l’Italia, non possono accedere agli stessi fondi senza prima passare per la mannaia dei tagli imposti da Bruxelles?

Secondo i burocrati di Bruxelles i fondi destinati alla Turchia servirebbero ad “appianare le differenze strutturali esistenti tra la Turchia e i Paesi della UE”. A dirlo è Teresa Reeves, coordinatore finanziario della delegazione UE in Turchia che però non spiega come sia possibile che l’Unione Europea conceda questi finanziamenti alla Turchia senza ancora sapere se la Turchia stessa entrerà in Europa. Qualcosa non torna.

E’ evidente che, a prescindere da quello che pensano gli europei sul fatto di far entrare in Europa uno Stato che si sta velocemente islamizzando ed è tutt’altro che democratico, come dimostrano i tanti fatti recenti, i burocrati di Bruxelles hanno già deciso che la Turchia deve entrare in Europa. Non si spiega altrimenti la decisione di elargire fondi basati su quel testo quando in altri casi, vedi la Polonia, quegli stessi fondi sono stati elargiti solo a seguito della pre-adesione. E c’è da dire, come ammette Samuel Doveri Vesterbye, coordinatore degli “amici della Turchia” ed esperto di consulenza finanziaria, che non ci sono vincoli sull’uso dei fondi che da oggi l’Europa stanzierà per la Turchia. Perché per la Turchia non c’è alcun vincolo mentre per esempio per la Polonia e per altri Stati in situazione di pre-adesione i vincoli erano ferrei e stringenti?

Ma quello che più di tutto stona in tutta questa faccenda è che l’Unione Europea sia così prodiga di finanziamenti milionari e incondizionati verso entità extra europee, come lo è la Turchia o, per esempio, l’Autorità Nazionale Palestinese (per citarne uno), mentre per elargire fondi agli stati europei in difficoltà impone vincoli che strangolano le loro economie.

E’ arrivato il momento che qualcuno a Bruxelles chieda conto ai burocrati che controllano l’Unione Europea (per altro senza essere mai stati votati da nessuno) di questo ambiguo atteggiamento nei confronti della Turchia e più in generale dei paesi islamici in Medio Oriente, il tutto mentre in Grecia la gente è alla fame, all’Italia si chiedono sacrifici sempre più pesanti e altri stati europei stanno vedendo i sorci verdi. Perché quei soldi, NOSTRI, non vanno agli Stati europei bisognosi invece che andare a rimpinguare le tasche di regimi islamici corrotti e autoritari?

Oggi in tarda serata sapremo quanti milioni di euro l’Unione Europea ha destinato alla Turchia e con quali argomentazioni. Ma un fatto ormai è certo: la Turchia entrerà in Europa a prescindere dal fatto che la stragrande maggioranza degli europei non sia d’accordo. Questa è l’Unione Europea che ci governa.

Bianca B.

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