Turchia: la guerra di Erdogan contro internet continua

Non ha pace il neo Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, nella sua ormai radicata guerra contro internet e contro la libertà di parola in Turchia. Nel febbraio 2014 Erdogan fece approvare una legge che sostanzialmente censurava internet permettendo al governo di controllare e decidere quali siti web i turchi potessero vedere.

Quella decisione fu presa da Erdogan per cercare di coprire lo scandalo riferito a diversi episodi di corruzione che lo riguardavano. Qualche mese dopo la Corte Costituzionale sentenziò che quella legge era incostituzionale e ordinò che venisse cambiata. Nel frattempo però Erdogan aveva messo a tacere tutto e veniva eletto alla presidenza della Turchia. Finito qui? Nemmeno per idea. A quel punto Erdogan, che vuole un controllo sistematico su quello che i turchi possono leggere o meno, modifica la legge ma non come vorrebbe la Costituzione turca che prevede la libertà di parola, ma in modo tale che un sito che pubblica notizie ritenute offensive verso un componente dello Stato possa essere chiuso d’autorità entro poche ore, una decisione basata sull’articolo 8 della legge No.5651 del 2007 varata sempre da Erdogan e che regolamenta la diffusione di notizie attraverso internet. Certo, il sito poi ha la facoltà di appellarsi alla decisione (entro quattro giorni) ma nel frattempo viene chiuso e la notizia, magari caldissima, viene sistematicamente censurata. Anche in questo caso la Corte Costituzionale turca, che Erdogan vuole rivoluzionare perché secondo lui sta manovrando contro la sua leadership, ha espresso pochi giorni fa parere di incostituzionalità della nuova legge su internet e sulle telecomunicazioni e in particolare sulla chiusura dei siti web o il blocco di siti esteri, e sulla facoltà delle autorità di pretendere i dati degli utenti del sito web, magari di qualcuno che aveva lasciato un commento contrario al Governo (a Erdogan).

La nuova sentenza della Corte Costituzionale turca non si basa però solo sulla Costituzione turca che garantisce libertà di espressione ma anche su una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che nel 2012 sentenziò che l’articolo 8 della legge No.5651 non è conforme ai parametri di libertà di espressione stabiliti dal Consiglio d’Europa di cui anche la Turchia fa parte. Lo Stato turco è quindi tenuto a tenere conto delle sentenze emesse dalla Corte Europea in quanto queste sono vincolanti per i membri del Consiglio d’Europa.

E qui nasce lo scontro. Erdogan non ne vuol sapere di rispettare le decisioni della Corte Costituzionale Turca né di quelle della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e continua imperterrito a bloccare tutti i siti internet, turchi e stranieri, che lui considera ostili alla Turchia. Negli ultimi mesi sono stati censurati decine di blog turchi e la polizia ha avuto accesso a centinaia di migliaia di dati su utenti turchi che avevano criticato Erdogan. E’ in corso una sistematica intimidazione verso chi contesta il Saladino turco.

Tra pochi giorni la Corte Costituzionale turca depositerà le motivazioni della nuova sentenza dopo di che verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il che significa che da quel momento il Governo turco sarà costretto (in teoria) a cambiare la legge su internet. Ma c’è da giurare che anche questa volta questo non avverrà e che i siti internet ostili a Erdogan, a partire da Twitter, Facebook e altri social media, verranno se non oscurati certamente limitati.

Solo poco tempo fa il Presidente Napolitano nel congratularsi con Erdogan per la vittoria alle elezioni presidenziali ribadì la ferma intenzione dell’Italia di perorare l’entrata della Turchia nell’Unione Europea. Speriamo che quelle di Napolitano siano state solo parole di circostanza e che non si voglia veramente far entrare la Turchia di Erdogan in Europa. Sarebbe come se in un colpo solo si ripudiassero tutti i principi fondanti dell’unione Europea, principi basati, tra le altre cose, sulla libertà di espressione e sulla tutela della libertà di stampa. Sarebbe un vero suicidio europeo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Bianca B.

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