Turchia: la prepotenza islamica e il vigliacco silenzio europeo

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Quello che sta accadendo in questi giorni in Turchia va ben oltre alla semplice protesta contro un Governo giudicato autoritario, è la palese affermazione della vera natura di Erdogan volta completamente a distruggere la struttura laica della Turchia e a introdurre una struttura basata sulla fede religiosa, quella islamica sunnita vicina alla Fratellanza Musulmana, di cui proprio Erdogan si è fatto paladino durante le cosiddette “primavere arabe”.

Il rifiuto da parte di Erdogan a qualsiasi colloquio con i giovani e l’uso sistematico della violenza per reprimere la dissidenza pacifica, sono solo la logica conseguenza di un percorso che il nuovo Saladino turco ha imposto alla Turchia negli ultimi dieci anni, un percorso che mira palesemente alla progressiva islamizzazione della Turchia a dispetto delle richieste europee di maggiore democrazia e trasparenza.

Crolla così il mito della Turchia come ponte tra Islam ed Europa, una visione assurda e allucinata che ci è stata propinata da altrettanto assurdi burocrati europei che vedevano nella Turchia il nuovo modello musulmano da prendere ad esempio per il post primavere arabe e come tale da esportare in altri Paesi.

Intendiamoci, nessuno con un briciolo di cervello poteva realmente pensare che ci potesse essere un ponte tra Islam ed Europa, sono due mondi completamente diversi, ma con una Turchia veramente laica come l’aveva pensata Kemal Ataturk si poteva anche intraprendere un lento percorso di integrazione europea da portare avanti di pari passo con le necessarie riforme democratiche. Sarebbe stato un modo di sottrarre un grande paese islamico al controllo dell’Islam più integralista e autoritario. E fino a quando non è salito al potere Erdogan tutto questo non era un miraggio. Ma il popolo turco ha deciso diversamente e quando ha votato liberamente per il nuovo Saladino sapeva esattamente per chi e per cosa votava. E’ stata una scelta libera e consapevole di un popolo, quello turco, che ha scelto di stare dall’altra parte della barricata. Di questo i burocrati europei se ne dovevano fare già da tempo una ragione invece di insistere con l’assurdità di portare la Turchia in seno all’Unione Europea.

Sarà per questo che l’Europa, a parte qualche protesta di rito, tace sulle incredibili violenze di cui sono vittime i giovani turchi, un silenzio imbarazzato e complice, quindi vigliacco, un silenzio che ricorda tanto quello seguito alle violenze post elettorali in Iran del 2009, un silenzio totale sul progressivo accentramento del potere nelle mani di Erdogan che prima si è pappato l’esercito poi a “erdoganizzato” i media chiudendo praticamente tutte le voci di dissidenza. Un cammino autoritario verso l’islamizzazione della Turchia che sin dall’insediamento di Erdogan è stato più che eloquente e che ha visto il Saladino turco distruggere passo a passo ma sistematicamente la pur fragile laicità della Turchia e flirtare pericolosamente con gruppi terroristici del calibro di Hamas, che lo ha visto (anche con il placet di Obama) cospirare insieme al Qatar e all’Arabia Saudita nell’abbattere uno dietro l’altro quei regimi che erano invisi alla Fratellanza Musulmana e proporsi come nuovo condottiero dell’islam.

E ora l’Europa invece di mettere sul piatto della bilancia tutto il suo peso nel chiedere la fine delle violenze in Turchia, tace colpevolmente, consapevolmente e vigliaccamente su quanto sta avvenendo, tace perché ha la coscienza sporca, perché è ancora governata dagli stessi burocrati incapaci che avevano visto nella Turchia un ponte tra Europa e Islam senza vedere la strada intrapresa da Erdogan, gli stessi burocrati che hanno permesso a milioni di turchi di entrare in Europa (pensate a quanti sono in Germania) finendo per diventarne ostaggi, il tutto nel nome dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

Ora è troppo tardi. Mentre sto scrivendo in Turchia la polizia sta compiendo l’atto finale e sta attaccando gli indifesi e pacifici manifestanti dello Gezi Park colpevoli di aver contesto il Saladino turco e di chiedere un Paese laico. E l’Europa ancora una volta vigliaccamente tace.

Noemi Cabitza

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