Turchia: Stato laico contro califfato islamico

turchia-erdogan-islam

Mentre Piazza Taksim è rimasta calma per la seconda notte consecutiva, gli scontri tra manifestanti e polizia sono ripresi sin dalla prima mattina di oggi in diverse città della Turchia, in particolare a Istanbul nel quartiere di Besiktas, ad Ankara, ad Izmir e in altre località.

L’impressione che si ha è che in Turchia sia in ballo molto di più dell’abbattimento di un’area verde a favore di un centro commerciale, fatto questo che ha dato il via alle proteste, ma che alla base vi siano ragioni ben più complesse e vitali per il futuro della Turchia, cioè il ritorno alla laicità dello Stato sancita dalla Costituzione, dopo che in 10 anni di Governo Erdogan la Turchia si è progressivamente islamizzata.

Secondo alcuni media turchi sin da questa mattina il quartiere di Besiktas è avvolto da una nube impenetrabile di fumo formato dai lacrimogeni sparati in gran numero contro i giovani manifestanti che però non recedono e, anzi, alzano continue barricate per difendersi dalle cariche delle squadre speciali della polizia. Un Ong laica turca ieri sera ha denunciato l’uso di gas paralizzanti da parte della polizia. Un situazione molto simile si riscontra nella città di Izmir anche se , per stessa ammissione del Ministro degli interni turco, Muammer Guler, la protesta è a carattere nazionale. Solo ieri, ha detto Guler al giornale Hurriyet, ci sono state più di 200 manifestazioni in oltre 70 città turche. Appare chiaro quindi che la protesta non è più contro l’abbattimento degli alberi in Taksim Gezi Park ma è contro Erdogan e la sua volontà di islamizzare la Turchia.

Erdogan dal canto suo si comporta come un dittatore. Ordina alla polizia di reprimere con la massima durezza le manifestazioni (oltre 1.500 feriti secondo il portavoce del Republican People’s Party, il principale partito di opposizione) e accusa l’opposizione di aver organizzato le rivolte. Infine attacca Twitter e Facebook affermando che i due social media sono “una minaccia per la società” facendo  intendere che sta pensando di bloccarli per impedire ai manifestanti di diffondere gli appelli alla rivolta e i video della durissima repressione. Non solo, attraverso l’agenzia di stampa Anadolu sostiene che molti dei manifestanti sarebbero armati e che quindi la polizia è stata costretta a intervenire così duramente, anche con l’uso di elicotteri, una notizia chiaramente falsa e diffusa ad arte solo per giustificare la repressione.

Secondo Mehmet Akif Hamzacebi, politico di punta del Republican People’s Party (CHP), la rivolta è traversale a tutti i partiti della opposizione e coinvolge una larga fetta della società che contesta ad Erdogana la politica oppressiva e la graduale islamizzazione della Turchia. «I giovani turchi vogliono uno Stato laico e moderno – ha detto Hamzacebi ad Al Jazeera – e non vogliono tornare al Medio Evo islamico. Vogliono un Stato europeo e democratico, non un califfato».

E la verità sulle rivolte in Turchia sta forse proprio nelle parole di Mehmet Akif Hamzacebi: gli alberi di Taksim Gezi Park sono stati solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma in realtà i giovani turchi rivoglio lo Stato laico sognato da Ataturk e non il califfato islamico voluto da Erdogan.

Sharon Levi

© 2013, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata

Recommended articles