Middle East

Tutti i retroscena della morte di Samir Kuntar (esclusivo)

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Man mano che passano le ore emergono diversi retroscena interessanti legati alla morte di Samir Kuntar, il terrorista libanese legato a Hezbollah ucciso sabato da un attacco israeliano in Siria.

Il primo e più importante retroscena riguarda la preparazione da parte di Samir Kuntar di un grande attentato contro Israele che sarebbe dovuto partire dal Golan. Secondo attendibili fonti internazionali citate questa mattina dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, al momento della sua uccisione Samir Kuntar era in procinto di effettuare un attacco contro Israele che sarebbe dovuto partire dal Golan. Per questa sua volontà il noto terrorista sarebbe stato allontanato (o isolato) da Hezbollah che non ha alcun interesse ad aprire un fronte con Israele. Secondo le fonti citate da Yedioth Ahronoth, Samir Kuntar stava operando in maniera indipendente da Hezbollah, anzi, aveva creato una sua unità operativa in collaborazione con il regime di Damasco, il Syrian National Resistance Committee. Di quella organizzazione faceva parte anche Farhan al-Shaalan, un altro anziano terrorista legato a Hezbollah ucciso anche lui nel raid di sabato sera. Non era proprio una rottura con Hezbollah (gli obiettivi erano fondamentalmente gli stessi) ma ci si avvicinava molto. Samir Kuntar decise di fondare questa unità indipendente quando gli Hezbollah diedero il comando delle operazioni nel Golan a Jihad Mughniyah (figlio di Imad Mughniyeh, importante membro di Hezbollah ucciso nel 2008) anch’esso ucciso da un attacco israeliano. I vertici militari israeliani avrebbero deciso l’operazione di sabato sera in quanto l’intelligence giudicava imminente l’attentato contro Israele.

Il secondo retroscena, non meno importante del primo, riguarda la preparazione del raid che ha portato alla molte di Samir Kuntar e in particolare il coordinamento con i vertici militari russi. Da quando la Russia è presente in pianta stabile in Siria nessun aereo straniero può solcare i cieli siriani senza prima coordinarsi con i russi. Il rischio è quello di essere abbattuto. Quindi è verosimile pensare che i russi fossero informati del raid israeliano e che non abbiano avvisato né il regime di Damasco né gli Hezbollah. Il fatto non è di poco conto perché dimostra come la Russia lasci a Israele un ampio margine di manovra in Siria e, soprattutto, dimostra che fondamentalmente i russi non sono contrari ad azioni difensive da parte di Israele, anche se colpiscono quelli che potenzialmente sono loro alleati sul terreno, gli Hezbollah.

Il terzo retroscena riguarda invece la preparazione dell’attacco sotto l’aspetto della intelligence. Come abbiamo detto ieri questa azione è stata prima di tutto un successo del Mossad. Tutta l’operazione ha necessitato di una lunga preparazione, prima di tutto per individuare il covo di Samir Kuntar poi per sapere esattamente quando colpirlo, quando cioè il terrorista si trovava con sicurezza all’interno del suo covo segreto. Dall’esterno sembra tutto facile e scontato ma per arrivare al risultato ottenuto è servita una lunga e accurata organizzazione fatta di scambio di informazioni con altri servizi di intelligence, contatti con la resistenza siriana, uomini infiltrati nella organizzazione di Samir Kuntar, coordinamento con le altre forze presenti sul terreno. L’operazione non è stata casuale ma frutto di mesi e mesi di lavoro, accordi e negoziazioni. Samir Kuntar era un obiettivo troppo importante per lasciare tutto al caso. Anche i tempi sono stati importanti. Secondo alcune fonti il Mossad ha saputo della presenza certa di Kuntar in quel palazzo di Jaramana solo un paio di ore prima. In pochissimo tempo si è dovuto organizzare tutto. E’ stata una azione di intelligence praticamente perfetta.

Scritto da Maurizia De Groot Vos e Paola P.

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