Uganda: Joseph Kony si vuole arrendere

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Secondo quanto riferisce Michael Djotodia, Presidente della Repubblica Centrafricana (RCA), Joseph Kony, il capo indiscusso del Lord’s Resistence Army (LRA), il gruppo ribelle ugandese che per circa 20 anni ha seminato il terrore in Uganda (ma anche in Congo, Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana) starebbe trattando la sua resa con il Governo della RCA.

Joseph Kony è attualmente ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra e dopo essere fuggito dal Nord Uganda ed essersi rifugiato nella foresta del Garamba Park (RD Congo) si dice che si sia trasferito nella Repubblica Centrafricana per sfuggire alla caccia che gli sta dando una vera e propria forza multinazionale formata da militari di Uganda, Sud Sudan e Congo.

La notizia, diffusa ieri dal Presidente Michael Djotodia  è stata presa con molto scetticismo in Uganda. Il portavoce dell’esercito ugandese, il tenente colonnello Paddy Ankunda, ha detto che ritiene improbabile una resa di Joseph Kony ma che comunque in Uganda sono disposti ad appoggiare in linea di principio qualsiasi iniziativa volta alla resa di Kony e del LRA anche perché nelle fila del gruppo ribelle ugandese ci sono centinaia di bambini rapiti alle loro famiglie e trasformati in bambini soldato. Ma, fa notare il tenente colonnello Paddy Ankunda, questa è la terza volta che Joseph Kony prova a intavolare una trattativa per la sua resa e il problema del mandato di cattura emesso  dal Tribuna Penale Internazionale rimane un macigno insormontabile. Ed è escluso che in Uganda si pensi ad una amnistia che comprenda lo stesso Joseph Kony anche se la libertà sarebbe garantita, come in passato, a tutti i ribelli del LRA che decidessero di arrendersi.

In ogni caso la notizia ha messo in movimento i negoziatori che adesso sono alla disperata ricerca di un contatto diretto con Joseph Kony o con qualcuno che possa parlare per lui. Non è chiaro se in caso  di resa la Repubblica Centrafricana sarebbe disposta a fornire asilo a Joseph Kony e ai suoi comandanti, anch’essi inseguiti da un mandato di cattura internazionale.

Claudia Colombo

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