Un Natale in mutande

Questo è il Natale dello “spread”, un termine che fino allo scorso anno nessuno conosceva e che invece quest’anno ci ha assillato come un incubo di giorno e di notte. Questo è il Natale della “grande crisi” della recessione e del lavoro precario per i fortunati che un lavoro ce l’hanno. Questo è il Natale di Monti e della manovra “salva Italia”, sperando che veramente la salvi questa sempre più povera Italia. Siamo in mutande e con questo freddo non è proprio l’abbigliamento più consono.

L’Italia è in mutande, nemmeno una canottierina della salute c’è rimasta. Siamo letteralmente spogliati da questa crisi che noi non abbiamo creato ma che ci toccherà pagare, il tutto mentre i TG di Berlusconi, quello che “la crisi non c’è”, ci fanno vedere le stazioni sciistiche di Cortina, di Saint-Tropez e di altre località “alla portata di tutti” strapiene di gente che questa crisi non la sente e che magari ha pure contribuito a crearla. Va tutto bene nei TG berlusconiani esattamente come un anno fa.

Ma poi c’è la realtà che non vi fanno vedere, quella delle centinaia di migliaia di nuovi poveri che si possono permettere a malapena un tozzo di pane, quella dei tanti che si rivolgono alla Caritas o alle mense dei poveri, quella delle massai che invece di comprare il pesce fresco per la Vigilia comprano quello congelato che costa di meno. Poco male se non è la stessa cosa. Questo passa il convento. Non vi fanno vedere i negozi vuoti, i commercianti alla disperazione, le fabbriche occupate, gli operai sui bastioni che passeranno il Natale al freddo come Gesù Bambino solo che non hanno nemmeno un bue e un asinello a scaldarli.

BUON NATALE italiani in mutande, buon Natale sperando che il prossimo sia migliore e che i Maya non abbiano ragione altrimenti nemmeno le mutande ci rimarranno.

Bianca B. per Free Italian Press e Secondo Protocollo

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